In Europa Renzi “tradisce” i socialisti per Macron e Ciudadanos? Il caso delle liste transnazionali

In vista delle prossime elezioni europee, che si terranno nel 2019, fervono le trattative per colmare i seggi lasciati vacanti dagli eurodeputati britannici a seguito della Brexit. L'idea di assegnarli con un voto comune a tutti i 27 paesi membri piace a tanti. E potrebbe essere anche l'occasione per creare una nuova forza politica a livello Ue. Molto centrista e liberale. E poco di sinistra

Il leader di Ciudadanos Albert Rivera con Renzi / Foto Twitter Albert Rivera

La proposta era già stata lanciata a novembre nel corso di un incontro tra il leader del Pd Matteo Renzi e il presidente francese Emmanuel Macron: assegnare i 72 seggi del Parlamento Ue lasciati vuoti dai deputati del Regno Unito dopo la Brexit con un voto transnazionale in occasione delle elezioni europee del 2019. Un'idea rilanciata ieri dallo stesso Renzi e da Albert Rivera, il leader di Ciudadanos, giovane e “promettente” partito liberale spagnolo schizzato in testa nei sondaggi, l'ultimo pubblicato domenica da El Pais, cavalcando il No all'indipendenza della Catalogna. 

Le liste transnazionali

L'obiettivo dichiarato è di combattere populismi e nazionalismi con delle liste di candidati espressione dei vari Stati membri. Liste che rappresenterebbero la prima vera elezione diretta a livello Ue, dato che finora ogni paese ha scelto i propri deputati. Il progetto piace a tanti. Ma dietro questa idea c'è una questione ben più ampia che riguarda il futuro delle famiglie politiche europee, in particolare di quella socialista. 

Il futuro delle famiglie politiche dell'Ue

Fino a oggi, infatti, la politica Ue è stata caratterizzata dai rapporti di forza tra le due grandi famiglie politiche, quella di centrodestra dei popolari del Ppe (da lustri la forza predominante) e quelle di centrosinistra dei socialisti del Pse (con incursioni democratiche). In mezzo, una terza forza minoritaria è stata quella dei liberali, rappresentati al Parlamento Ue dall'Alde. 

Le ultime elezioni nei vari paesi membri, pero', fanno prevedere un cambiamento storico in questi equilibri. Il crollo dei socialisti in Francia e in Olanda, l'addio dei laburisti britannici, il calo di consensi del Pd in Italia, dell'Spd in Germania e del Psoe in Spagna, con la conseguente crescita dei partiti liberali come En Marche di Macron e Ciudadanos di Rivera potrebbero, nel 2019, disegnare un Parlamento Ue dominato da due gruppi: popolari e liberali. Con i socialisti a fare da terzo gruppo di minoranza. 

L'iniziativa di Pargneaux

Una probabilità molto concreta, questa, che sta spingendo diversi esponenti socialisti a prendere delle contro misure. Come il socialista francese Gilles Pargneaux, che ha avviato una sorta di campagna acquisti anche in casa popolare e tra i Verdi per creare una forza politica nuova nel nome del “grande leader” Macron. Del resto, per quanto di ispirazione liberale, En Marche non ha ancora chiarito quale sarà la sua destinazione alle prossime elezioni europee. Il gruppo di riferimento dovrebbe essere l'Alde, ma è anche vero che il nuovo partito del presidente ha al suo interno forti componenti sia socialiste che popolari. 

Il Pd en marche

E' a questa alchimia che, si sospetta, starebbe lavorando anche il Pd di Renzi. L'incontro di novembre con Macron e quello di ieri con Rivera sembrano andare in questa direzione. "I tempi cambiano e ci sono varie persone che condividono idee e valori, non solo in un partito ma in una coalizione, come può essere il centrosinistra di Matteo Renzi e Sandro Gozi, o altra gente nel governo, o Tajani al Parlamento europeo", ha detto Rivera al IlFattoQuotidiano.it. "In comune abbiamo i valori europei e la volontà di riforma dell'Europa, la lotta alle disuguaglianze e la volontà di affermare l'uguaglianza di tutti gli europei”, ha aggiunto il leader di Ciudadanos.

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