Ricollocamenti, reinsediamenti ed espulsioni, la ricetta immigrazione della Commissione Ue

Bruxelles presenta la revisione della strategia comune lanciata nel 2015, in agenda anche la riforma del regolamento di Dublino e un centro comune per le espulsioni. Italia e Grecia ancora sotto pressione.

Rifugiata a Roma. ANSA/LUCIANO DEL CASTILLO

Andare avanti con i ricollocamenti da Italia e Grecia, lanciare un piano per reinsediare 50 mila richiedenti, riformare quanto prima il programma di Dublino, migliorare e potenziare il sistema dei rimpatri e rafforzare il sistema di libera circolazione di Schengen. Sono questi i 5 punti forti delle due proposte presentate dalla Commissione europea nell’ambito immigrazione e controllo delle frontiere interne ed esterne della Ue, in totale un pacchetto di misure che è il frutto della riflessione sulla strategia messa in piedi nel 2015, in piena crisi migratoria, e, per il momento, rivelatasi in gran parte fallimentare.

Pressione ancora elevata su Italia e Grecia

"La pressione migratoria su Italia e Grecia resta elevata”, ha affermato il Commissario Ue all’immigrazione Dimitris Avramopoulos, “a causa dei ritardi accumulati rispetto agli arrivi del 2016 e della prima metà del 2017. La Commissione è disponibile a dare sostegno finanziario agli Stati che proseguono i loro sforzi di ricollocamento al di là dei meccanismi attuali".

Secondo Avramopoulos, "con oltre 29mila persone ricollocate, il meccanismo Ue ha contribuito a ridurre fortemente la pressione sui sistemi di asilo di Italia e Grecia. La priorità immediata ora è garantire il rapido trasferimento di tutte le persone ammissibili arrivate nei due Paesi entro il 26 settembre". In ballo rimangono ancora 37 mila persone da ricollocare. A fare la parte del leone sono stati fino ad ora i richiedenti asilo, in concreto quelli provenienti da Siria, Eritrea, Yemen, Bahamas, Bahrain, Bhutan, Qatar, Emirati arabi uniti a cui viene quasi automaticamente riconosciuta la protezione internazionale, che si trovano in Grecia, da cui sono stati ridistribuite nella Ue 20.066 persone contro le 9.078 dall’Italia. Nel belpaese sono 7.200 i migranti candidabili arrivati nel 2017, ma solo 4mila di questi sono stati registrati, il che dimostra come il meccanismo non funzioni non solo per la mancata solidarietà dei partner comunitaria ma anche per le lentezze nostrane. Non a caso la Commissione ha sollecitato l'Italia ad aumentare gli sforzi per identificare e registrare velocemente tutti i richiedenti candidabili.

Programma di reinsediamento per 50 mila rifugiati

Per i richiedenti asilo che, invece, si trovano ancora in paesi terzi, l’esecutivo comunitario ha lanciato un nuovo programma di reinsediamento per almeno 50 000 rifugiati, finanziato con 500 milioni di euro, quindi, indicativamente, gli Stati membri avranno a disposizione 10 mila euro per ogni richiedente asilo che intendono re-insediare.

La Commissione esorta inoltre gli Stati membri ad avanzare urgentemente nella riforma del sistema europeo comune di asilo, meglio conosciuto come regolamento di Dublino e impegnarsi di più nella collaborazione con i paesi di origine e di transito della migrazione, in particolare offrendo contributi aggiuntivi al Fondo fiduciario dell'UE per l'Africa.

"Negli ultimi due anni abbiamo infine costruito una politica dell'UE sulla migrazione, che sta cominciando a produrre risultati. Non si tratta  di gestire un'emergenza temporanea, bensì uno dei più complessi fenomeni strutturali della nostra epoca”. Federica Mogherini, Alto Rappresentante per la politica estera e di difesa della Ue. 

Centro operativo comune per i rimpatri e tutela Schengen

Altro punto, i rimpatri degli irregolari, con la richiesta di coordinare, razionalizzare ed intensificare le operazioni visto che – calcoli alla mano – la Commissione stima in 1,5 milioni gli immigrati da espellere dalla Ue. L’obiettivo è quello di "creare un autentico centro operativo dell'Ue per i rimpatri nell'ambito dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Sull’altro piatto della bilancia, Bruxelles propone di lanciare progetti pilota per creare vie legali di immigrazione.

“Chi sbarca in Italia – il commento di Patrizia Toia, capodelegazione del PD al Parlamento Ue - sbarca in Europa e i rimpatri devono essere effettuati dall'Ue. Su questo principio insistiamo da anni e oggi finalmente la Commissione europea ha presentato delle proposte per trasformare il dipartimento per i rimpatri dell'Agenzia Ue per le frontiere esterne in un vero e proprio hub per la gestione dei rimpatri a livello comunitario”.

Infine il nodo Schengen, con la Commissione che tenta di preservare lo spazio di libera circolazione delle persone ampliando le deroghe, con la possibilità di ripristinare i controlli fino a due anni, ma al tempo stesso rendendo assai più rigidi i casi in cui concedere queste eccezioni.  

Commissione Ue, da novembre stop ai controlli sulle persone alle frontiere interne
 

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