Hard Brexit, a rischio espulsione 42% degli europei. L'allarme del Parlamento Ue

Assieme ai cittadini comunitari, i deputati vogliono salvare anche il “backstop”, meccanismo che impedisce nuove frontiere in Irlanda. Boris Johnson rifiuta quanto concordato dalla May ma, secondo Bruxelles, "finora non ha avanzato proposte"

Un veto contro ogni frontiera tra l’Irlanda indipendente e il nord dell’Isola, ma anche in difesa dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito. L’avvertimento del Parlamento europeo indirizzato al primo ministro britannico Boris Johnson è contenuto in una risoluzione che - stando ad alcune indiscrezioni della stampa inglese - sarebbe allo studio dei principali gruppi politici dell’Eurocamera. Sottoporre il documento al voto dell’Aula nella prima data utile, probabilmente durante la sessione plenaria di Strasburgo della prossima settimana, darà anche modo ai parlamentari di esprimersi sulla condotta di Londra che “insiste sul fatto che il backstop debba essere rimosso - si rimprovera nella bozza di risoluzione - ma finora non ha avanzato proposte che possano sostituirlo”.

Cosa è il backstop

Si tratta del meccanismo di protezione dell’Irlanda del Nord, territorio parte del Regno Unito, da una frontiera rigida con il resto dell’Isola, che ha raggiunto l’indipendenza da Londra nel 1922. A complicare i difficili rapporti tra gli irlandesi settentrionali e i britannici è stato il voto del referendum sulla Brexit, dove i primi si sono espressi a favore della permanenza nell’Ue mentre i secondi hanno votato per abbandonare l’Europa. L’appartenenza indiscussa all’Ue dell’Irlanda indipendente e l’uscita dal mercato comune europeo della parte settentrionale dell’Isola rischierebbe quindi una ripresa del conflitto che mise a ferro e fuoco il confine tra le due Irlande dagli anni ’70 fino al Good Friday Agreement (accordo del Venerdì Santo) del 1998. Da qui la necessità di mantenere l’Irlanda del Nord nel mercato comune, senza che venga eretta alcuna frontiera doganale. 

Il "metodo Johnson"

Peccato che il backstop, assieme al resto dell’accordo concordato da Theresa May con le istituzioni Ue, sia stato bocciato più volte dal Parlamento di Londra. Da qui le dimissioni della prima ministra e l’ascesa al potere di Boris Johnson, che esclude ogni tipo di accordo che preveda la permanenza anche solo di una regione del Regno Unito nel mercato comune europeo. D’altro canto l’Ue insiste sul fatto che qualsiasi accordo di uscita del Regno Unito debba evitare un confine rigido che separi l’Isola, al fine di proteggere l'economia di tutta l'Irlanda in qualsiasi circostanza. 

Europei a rischio espulsione

Ma la più forte critica al “metodo Johnson” è riservata al trattamento da parte del primo ministro nei confronti dei cittadini Ue che vivono nel Regno Unito, compresi i tanti italiani che lavorano oltre il canale della Manica. Gli ultimi piani di Londra prevedono l’assegnazione dello status “pre-settled”, e quindi senza un diritto garantito a rimanere nel Regno Unito, al 42% degli europei che si sono trasferiti nel Paese ormai prossimo all’uscita dall’Ue. A preoccupare gli europarlamentari è anche la crescita di tale percentuale, ferma al 34% solo nel mese di marzo. 

Il Parlamento europeo sarebbe pronto, secondo quanto scrive la testata inglese The Guardian, a chiedere un "sistema declaratorio" che assegni al ministero degli Interni britannico l’onere di provare che un cittadino europeo non ha diritto a rimanere nel Regno Unito. Un provvedimento che “salverebbe” tanti europei da un limbo giuridico nel quale, dopo l’uscita di Londra dall’Ue, possa portarli all’espulsione.

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