Alcol in gravidanza, quasi un figlio su 5 rischia danni fisici e mentali

Analisi condotta su bambini nati negli anni ’90 nel Regno Unito parla di possibili malformazioni e difficoltà di apprendimento. Ma le autorità del Paese chiedono di non diffondere panico

Comunità scientifica divisa e autorità sanitarie in allarme. È destinato a far discutere uno studio pubblicato sulla rivista Preventive medicine che analizza gli effetti nel lungo periodo del consumo di bevande alcoliche durante la gravidanza. La ricerca, che ha preso in esame un campione di 13.500 bambini nati all’inizio degli anni ’90 nella provincia di Bristol, nell’Inghilterra occidentale, ha rivelato che quasi un bambino su cinque potrebbe essere soggetto ai sintomi della sindrome alcolica fetale, che comporta una serie di danni fisici e mentali. 

Malformazioni e alterazioni comportamentali avvengono per via della capacità dell’etanolo, la base di tutte le bevande alcoliche, di attraversare la placenta a causare danni permanenti al feto, e dunque al nascituro. Oltre ai danni alla crescita, che solitamente si manifestano nelle dimensioni ridotte della testa, degli occhi e del labbro superiore, il bambino rischia di avere problemi di umore e difficoltà di apprendimento. Diversi studi hanno già dimostrato un tasso di consumo alcolico tra le donne incinte nel Regno Unito superiore al 40%. Solo le mamme irlandesi, danesi e bielorusse bevono di più durante la gravidanza.  Eppure il nuovo studio applica indicatori e algoritmi diversi da quelli utilizzati finora dalla comunità scientifica, evidenziando dati ben più allarmanti riguardo al fenomeno.

“Fino al 79% delle donne hanno consumato alcol durante la gravidanza”, sottolineano i risultati dello studio. Il dato si traduce in vari sintomi di sindrome alcolica fetale rilevati su una percentuale dal 6 al 17% dei soggetti nati nel periodo monitorato. I ricercatori che hanno condotto lo studio affermano che questo tipo di screening “non corrisponde a una diagnosi formale”. “Tuttavia, gli alti tassi di consumo di alcol prenatale e i sintomi relativi alla sindrome alcolica fetale che abbiamo scoperto col nostro studio”, ha dichiarato la dottoressa Cheryl McQuire, alla guida del team di ricercatori, “suggeriscono che la sindrome potrebbe essere un serio problema di salute pubblica nel Regno Unito”.

L’organizzazione British pregnancy advisory service ha però contestato i risultati spigando che “questo studio, come riconoscono gli stessi autori, non dimostra alcun nesso causale tra il bere in gravidanza e gli effetti rilevati nella crescita, e può causare un'ansia inutile alle donne incinte e ai genitori”.  “Molte donne si sono ubriacate prima di scoprire di essere incinte”, ha dichiarato Clare Murphy, direttrice delle relazioni esterne dell'ente benefico, “e diffondere messaggi che esagerano i rischi durante la gravidanza o distorcono le prove disponibili possono indurre alcune donne a prendere in considerazione la fine di quella che altrimenti sarebbe una gravidanza voluta, o portarla a termine devastate da ansie e senso di colpa”. Nonostante i dubbi sui risultati allarmanti, tante altre organizzazioni ed esperti hanno chiesto all’NHS, servizio sanitario pubblico del Regno Unito, di approfondire il problema e affrontarne i rischi in maniera più intransigente rispetto al passato. 

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