Google cede all'Ue: il Play store sarà a pagamento

Il cambio nel regime di concessione delle licenze per i produttori di smartphone è la conseguenze della maxi multa inflitta dall’antistrust di Bruxelles

Foto Ansa EPA/KITH SEREY

Google farà a pagare le sue applicazioni e il suo servizio di offerta per i programmi necessari al funzionamento degli smartphone. L’azienda cambia radicalmente politica commerciale, imponendo un costo ai produttori di apparecchi di telefonia mobile e tablet, cosa mai fatta finora. La novità sarebbe una diretta conseguenza della maxi multa da oltre 4 miliardi di euro inflitta dall’Ue al gigante di Menlo Park.

La multa

A luglio scorso l’antitrust comunitario ha multato Google per pratiche commerciali ritenute contrarie alle regole Ue e del mercato unico. Tra le contestazioni di Bruxelles la pratica di imporre ai produttori di preinstallare l'applicazione Google Search e la sua applicazione di browsing (Chrome) come condizione per la concessione della licenza relativa al portale di vendita di applicazioni di Google (Play Store). Adesso, dunque, per avere i permessi di utilizzo di Play Store, si dovrà pagare.

L'Ue si impone sul colosso

Una buona notizia per l’Unione europea, che riesce a imporsi sui colossi americani. Una buona notizia anche per la concorrenza. Una notizia che rischia di essere meno buona per i consumatori, perché adesso i produttori potrebbero scaricare sull’acquirente di telefoni e tablet il costo per le licenze di Google, convinta di poter ribaltare i provvedimenti adottati a livello europeo.

"Cambiamenti in attesa dell'appello"

L’azienda statunitense fa sapere che le nuove regole per le licenze dei servizi Google entreranno in vigore il 29 ottobre, e si applicheranno a tutti i nuovi smartphone e tablet messi in commercio nel mercato unico. “Abbiamo informato la Commissione europea dei cambiamenti che faremo, in attesa dell'appello”, ha fatto sapere Hiroshi Lockheimer, vicepresidente Piattaforme ed ecosistemi di Google, in un post sul blog, facendo riferimento al ricorso presentato al Tribunale dell'Ue.

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