In Germania le elezioni Ue sono roba da donne (di potere)

Competizione al femminile tra l’erede della cancelliera Merkel e le leader di verdi e socialdemocratici. Il predestinato alla Commissione Ue, Manfred Weber, spera che prevalga la conservazione sul cambiamento 

La Germania si prepara all’appuntamento alle urne in un delicato momento di passaggio del testimone tra le due donne forti della politica tedesca. Lo scorso autunno, all’indomani di un deludente risultato in un’elezione locale, Angela Merkel ha infatti annunciato il suo ritiro nel 2021, al termine del suo quarto mandato consecutivo come cancelliera. Scalpita alle sue spalle la neo-presidente dell’Unione cristiano democratica (Csu), Annegret Kramp-Karrenbauer, nota anche con l’acronimo Akk. All’ombra delle due leader “gioca” il vero capolista del partito di maggioranza, l’europarlamentare Manfred Weber. 

I sogni di Weber

Sconosciuto al grande pubblico, ma sostenuto dalla famiglia dei popolari europei, Weber è il candidato di punta per succedere al presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. La Csu del duo Merkel-Akk è infatti accreditata intorno al 30% dagli ultimi sondaggi, con oltre il 10% di vantaggio sulle altre liste. Ma altre due donne potrebbero rovinare la festa al politico bavarese che sogna di guidare l’Europa. Vediamo di chi si tratta. 

Le donne in campo

Katarina Barley, ministra della Giustizia del Governo di coalizione Spd-Csu, sarà la capolista del Partito socialdemocratico. È sicuramente la capolista più nota all’elettorato tedesco e viene considerata l’esponente di spicco della sinistra interna al partito. La formazione progressista tedesca si assesta poco al di sotto del 20%. 

Appaiati con la stessa percentuale ci sono i verdi, che potrebbero compiere un clamoroso sorpasso su scala nazionale ai danni dei socialdemocratici. Sotto la guida della capolista Franziska “Ska” Keller, gli ambientalisti vogliono accreditarsi nel panorama politico come possibile ago della bilancia, tanto a Bruxelles quanto a Berlino. La Keller, in procinto di terminare il suo secondo mandato come europarlamentare, corre anche per la presidenza della Commissione europea.

L’estrema destra dell’Afd (Alternativa per la Germania) dovrebbe prendere il 10%. Brucia ancora l’abbandono della ex leader carismatica, Frauke Petry, che ha lasciato il partito all’indomani delle elezioni nazionali del 2017 perché stufa della linea politica “troppo estremista” dei suoi colleghi. La formazione ultra-nazionalista si presenta a fine maggio con il capolista Jorg Meuthen. All’europarlamentare sarà affidato il compito di traghettare il partito dal gruppo europeo di cui fa parte il Movimento 5 stelle (Efdd) a quello in cui siede la Lega (Enf).  I centristi del Partito liberale democratico sono dati attorno al 7%. Una cifra simile alle intenzioni di voto per la Linke (Sinistra). 

I figli di un Dio minore

Il sistema proporzionale senza sbarramento in vigore in Germania non consente di dimenticare alcune liste minori che potrebbero riuscire ad acciuffare uno dei 96 seggi in palio nel Paese più popoloso d’Europa. Ci sperano soprattutto i Liberi elettori guidati dall’eurodeputata Ulrike Müller, ma anche la coalizione unita sotto il simbolo “Die Partei”, guidati dall’ex giornalista satirico Martin Sonneborn, già europarlamentare nella legislatura appena terminata. 

Dalle stelle alle stalle è invece finito il Partito pirata tedesco, che oggi lotta per arrivare all’1% nonostante i successi del passato. Non bisogna però dimenticare che il modesto 1,45% nelle ultime elezioni europee valse ai pirati l’elezione di Julia Reda, inserita dal giornale Politico tra i 40 europarlamentari più influenti della legislatura. Niente male per una pirata. 

Dei 64,8 milioni di elettori, ben 3,7 milioni sono chiamati al voto per la prima volta. Con il 48,1% di partecipanti delle scorse elezioni, la Germania è riuscita ad invertire la pericolosa tendenza verso la diserzione ai seggi, che aveva portato la percentuale dei votanti ai picchi minimi del 43% nel 2004 e 43,2% nel 2009.  

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