Gentiloni cerca un portafoglio Ue: Affari economici, Commercio o Concorrenza?

Secondo il Financial times, sarebbe in pole per il ruolo di commissario Antitrust. Ma a Roma c'è chi spinge per il posto di guardiano del Patto di stabilità occupato da Moscovici. In ballo, anche la delega sui trattati di libero scambio

Affari economici, Concorrenza o Commercio? Potrebbe essere uno di questi tre il portafoglio che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen intende assegnare a Paolo Gentiloni, almeno stando alle voci che circolano tra Roma e Bruxelles. 

L'ex premier e candidato ufficiale dell'Italia a un posto nel nuovo esecutivo Ue ha incontrato la sua probabile futura presidente nel corso di un incontro durato circa 40 minuti e svoltosi, dicono fonti italiane a Bruxelles, in un "clima di grande amicizia". Von der Leyen ha accompagnato Gentiloni in una sorta di 'visita guidata' negli uffici della Commissione europea allo Charlemagne building, con tanto di scatti a favore di social sotto le foto d'epoca delle firme dei Trattati a Roma.

Ma al di là delle cordialità, resta il nodo centrale delle deleghe che verranno assegnate all'Italia (i commissari si possono cambiare nel corso della legislatura, ma il posto, solitamente resta al Paese). Il Financial Times dà per certo un incarico alla Concorrenza, portafoglio cui puntava il vecchio governo giustificandolo alla luce dei dossier delicati che chi lo ricoprirà dovrà affrontare: non solo quelli italiani (Alitalia e banche, tanto per citarne due), ma anche quelli di interesse generale, come la creazione di "campioni europei" dell'industria finora bloccata dalle rigide norme (e interpretazioni) dell'antitrust Ue (si pensi al no alla fusione tra la tedesca Siemens e la francese Almstom).

L'anticipazione del quotidiano della City, pero', non sembra trovare conferme né a Roma, né a Bruxelles. In Italia, il portafoglio più citato da stampa e addetti ai lavori è quello agli Affari economici, ossia la poltrona di chi sarà il guardiano (e magari il riformatore) del Patto di stabilità e crescita per i prossimi 5 anni. Da questo pulpito si danno ai Paesi membri pagelle e 'compiti' (ossia le raccomandazioni economiche) e la speranza di avere qualcuno che per provenienza geografica e politica dovrebbe propendere per una maggiore flessibiltà è tanta. Non solo alle latitudini italiche. 

Ma proprio curriculum e anagrafe potrebbero rivelarsi un ostacolo, scrive l'AdnKronos: "Per un Paese dal debito pubblico elevato come l'Italia, gli Affari economici potrebbero essere un'arma a doppio taglio. E un italiano, per quanto di altissimo profilo, in quell'incarico potrebbe risultare in teoria sgradito ai Paesi nordeuropei 'rigoristi', visto anche l'affollamento di sudeuropei nei posti chiave, a partire dal portoghese Mario Centeno all'Eurogruppo".

Qualora questa destinazione dovesse saltare, a Bruxelles c'è chi parla di chance italiane per il portafoglio del Commercio, Che l'export internazionale sia di grande interesse strategico per l'Italia è cosa nota. Ma non c'è solo la la gestione dei trattati di libero scambio con Paesi terzi all'interno di questa delega: in vista della Brexit, ci sarà tanto lavoro da fare sui negoziati con il Regno Unito per i futuri rapporti commerciali tra le due sponde della Manica. Ecco perché, finora, in pole per questo incarico viene dato Phil Hogan, attuale commissario all'Agricoltura: il suo Paese, l'Irlanda, sarà il più colpito tra quelli Ue da un'eventuale Brexit. E Bruxelles potrebbe dare a Dublino una rassicurazione politica consegnando il timone dei negoziati.

Meno citati tra gli addetti ai lavori, infine, sono i portafogli all'Agricoltura e all'Ambiente. Il primo, chiesto a gran voce dalle organizzazioni di categoria del made in Italy agroalimentare, sembra destinato alla Polonia. Il secondo, invece, potrebbe essere una scatola vuota se separato dalla delega sul Clima, come successo sotto l'esecutivo Juncker. Un unico commissario a Clima e Ambiente, al contrario, potrebbe diventare più appetibile. E Gentiloni potrebbe rispolverare i suoi trascorsi 'verdi': tra gli anni '80 e '90, infatti, è stato diretto de La Nuova ecologia, mensile di Legambiente. 

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