"Come la Chiesa tenta di influenzare l'Unione europea"

Il quotidiano belga Le Soir ha scandagliato una serie di documenti da cui emerge il particolare attivismo dei vescovi europei a Bruxelles: dal clima ai migranti, passando per il riconoscimento dei matrimoni gay

Papa Bergoglio nel corso della sua visita al Parlamento europeo

I cambiamenti climatici, l'Europa sociale, i migranti. Ma anche i matrimoni omosessuali. Sono questi i temi sui cui la Chiesa cattolica è più attiva nei suoi contatti con l'Unione europea. A testimoniarlo sono decine di documenti analizzati dal quotidiano belga Le Soir e resi noti in un servizio dal titolo "Come la Chiesa tenta d'influenzare l'Unione europea". Nulla di opaco: i documenti sono consultabili a livello pubblico in base alle procedure Ue sulla trasparenza e i contatti tra associazioni religiose e istituzioni comunitarie sono previste dal Trattato di Lisbona. La rilevanza, semmai, è data dal contenuto degli scambi tra Vaticano e Bruxelles.

A rappresentare gli interessi della Chiesa presso le istituzioni Ue è la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), presieduta da Jean Claude Hollerich, che ha sede proprio a Bruxelles. La Comece è stata tra i primi a felicitarsi con la nuova presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che viene dalla Csu, il partito cristiano-sociale tedesco. Nei documenti visionati da Le Soir si parla spesso di diritti, da quelli umani dei migranti a quelli sociali dei lavoratori, come nel caso della questione del lavoro domenicale, contestato dalla Chiesa.

Tra i vari contatti, secondo il quotidiano, in una lettera indirizzata al vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, la Comece aveva chiesto chiarimenti sulla definizione di "sposo/a" nella direttiva sui diritti dei cittadini dell'Ue e dei membri delle loro famiglie a circolare e soggiornare liberamente sul territorio degli Stati membri. In quel caso però, osserva il giornale, l'Esecutivo europeo non aveva commentato, anche perché all'epoca la questione era nelle mani della giustizia Ue, che doveva decidere se uno Stato che non autorizza i matrimoni gay dovesse riconoscere gli effetti giuridici di tale unione contratta in un altro Paese dell'Unione europea. Cosa su cui la Corte Ue alla fine ha detto sì.

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