Pressing della Francia per far approvare la Web Tax in Europa

Per Parigi "è una priorità assoluta". Si tratta di una imposta del 3% sui ricavi delle grandi multinazionali del settore che al momento riescono a sfuggire alle maglie del fisco europeo

La Francia spinge per l'approvazione in Europa della Web Tax, l'imposta del 3% sui ricavi delle grandi multinazionali di internet. Il ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, cercherà di convincere l'Unione europea ad adottarla prima della fine dell'anno. “È una priorità assoluta" ha detto il titolare del dicastero e secondo il quotidiano "Les Echos" Parigi sta cercando alleati a Bruxelles per "fare pressione sugli Stati ancora reticenti" all'adozione della tassa. "L'Ue deve mostrare che può trovare un accordo sulle questioni che gli interessano, come quella della giustizia fiscale" fa sapere lo staff del ministro. In questo quadro, il sostegno di Berlino sarà essenziale, ma la coalizione di governo non è pienamente convinta, visto che una eventuale web tax porterebbe solamente tra i 5 e i 9 miliardi all'anno.

Portare il progetto all'Ocse

La Germania potrebbe spingere per portare il progetto a livello mondiale attraverso l'Ocse. "Abbiamo bisogno di una tassazione minima valida nel mondo intero" ha detto i vice-cancelliere tedesco, Olaf Scholz. Il quotidiano economico sottolinea che i tedeschi temono possibili ritorsioni da parte di Washington nel settore dell'industria automobilistica. Le Maire si e' detto "favorevole" alla proposta tedesca, spiegando pero' che nell'attesa e' necessario stabilire una normativa a livello europeo.

La Web tax

Oggi, le multinazionali digitali pagano in media nell'Ue il 9,3% di imposta contro il 23,2% delle altre aziende. L'idea è di imporre un'imposta indiretta provvisoria che si applicherebbe ai ricavi generati da determinate attività digitali che sfuggono completamente al quadro fiscale attuale. La tassa sarebbe sui ricavi ottenuti dalle attività in cui gli utenti svolgono un ruolo fondamentale nella creazione di valore e che sono i più difficili da quantificare con le norme fiscali attuali, come ad esempio i ricavi generati dalla vendita di spazi pubblicitari online, da attività di intermediazione digitale che permettono agli utenti di interagire con altri utenti e che possono facilitare la vendita di beni e servizi tra di essi e i ricavi ottenuti dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dagli utenti. Secondo le stime l'imposta con aliquota al 3% potrà generare entrate per gli Stati membri dell'ordine di 5 miliardi di euro all'anno.

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