Francia, le sedi del partito di Macron prese d’assalto dopo l’ok al Ceta

Il trattato commerciale con il Canada nel mirino di gilet gialli e agricoltori. Sette episodi di violenza ai danni di sezioni provinciali di En Marche. Il ministro dell’Interno avverte: “Nessuna intimidazione resterà impunita”

In Francia continua a tenere banco la polemica per il primo via libera dei parlamentari al Ceta, il trattato di libero scambio tra Ue e Canada. In risposta alla ratifica degli accordi conclusi da Bruxelles con i canadesi, in varie province francesi è partita un’ondata di attacchi e atti vandalisi contro gli uffici dei deputati di En Marche, il partito di maggioranza fondato e guidato dal presidente Emmanuel Macron. A partire dal 23 luglio, data di approvazione del Ceta da parte dell'Assemblea Nazionale, sono stati saccheggiati o danneggiati almeno sette uffici di rappresentanza dei deputati di maggioranza.

La risposta del Governo

“Nessun tipo di intimidazione verso i rappresentanti della nazione rimarrà impunita, incluso sui social network”, ha avvertito in un tweet il ministro dell'Interno Christophe Castaner. Il ministro francese definisce gli attacchi “atti intollerabili” e conclude ribadendo che il Governo segnalerà “ogni forma di incitamento all'odio e alla violenza al procuratore della Repubblica”. 

L'ultimo eclatante episodio risale a sabato scorso, durante una manifestazione dei gilet gialli a Perpignan, quando l'ufficio del deputato Romain Grau è stato preso di mira da “poco meno di 200 persone, di cui 50-70 violenti”, con vetri spaccati a colpi di martello nonché il tentativo di appiccare il fuoco all'interno dell’ufficio. Agricoltori in preda alla collera hanno invece reagito all’ok al controverso trattato murando l’abitazione della deputata Barbara Bessot-Ballot, anche lei favorevole al Ceta.

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