Macron "umiliato" dall'Eurocamera. E ora la nuova Commissione Ue rischia il rinvio

Dopo la bocciatura della candidata francese all'Esecutivo comunitario, il leader dell'Eliseo punta i piedi e prende tempo. A complicare il quadro, la crisi politica in Romania. Ecco cosa sta succedendo a Bruxelles e perché von der Leyen potrebbe non insiediarsi a novembre

Macron e von der Leyen a ll'Eliseo

La nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen rischia di dover rinviare il suo insediamento, previsto per l'1 novembre. E tra la cause di un posticipo che a Bruxelles in molti danno già per certo, c'è la rabbia del presidente francese Emmanuel Macron, che ieri ha dovuto digerire la bocciatura della sua candidata all'esecutivo comunitario, Sylvie Goulard, da parte del Parlamento Ue. "Questa è una grave crisi istituzionale per l'Europa perché senza un commissario francese, la Commissione non può essere avviata", ha il segretario di Stato agli Affari europei, Amélie de Montchalin.

Uno schiaffo storico

Per Parigi si tratta di uno schiaffo storico: prima di Goulard, nessun commissario proposto dalla Francia era mai stato bocciato dall'Eurocamera prima di insediarsi. "Macron è stato umiliato", ha detto un esponente di Renew Europe, il gruppo di riferimento del presidente francese a Strasburgo. A dirla tutta, in passato era successo solo due volte che un candidato nazionale per l''Esecutivo Ue venisse respinto con un voto degli eurodeputati: la prima volta era successa a un italiano, Rocco Buttiglione, bocciato nel 2004 per le sue posizioni sui gay. La seconda volta era toccata a una slovena. Precedenti che la dicono lunga sulle difficoltà che sta vivendo la presidente eletta von der Leyen, ma anche il suo alleato di ferro Macron, nei rapporti con l'Eurocamera. Del team proposto, infatti, ben 3 sono stati respinti: oltre Goulard, erano già stati bocciati i candidati di Ungheria e Romania.

L'origine dello scontro

Per comprendere le ragioni delle tensioni tra il Parlamento e la nuova Commissione bisogna fare un passo indietro, a giugno, quando in seguito alle elezioni europee, i principali gruppi politici (i popolari del Ppe e i socialdemocratici di S&D, con l'aggiunta di una parte dei liberali) avevano chiesto a gran voce agli Stati membri di rispettare il metodo dello sptitzenkandidat, ossia di indicare come presidente uno dei capilista che si erano confrontati al voto (Manfred Weber per il Ppe, Frans Timmermans per S&D e Marghrete Vestager per i liberali).

Il metodo, sostenuto da Angela Merkel, non è mai andato a genio a Macron, che lo ha visto come un ostacolo alle sue mire politiche in Europa. E cosi', con l'aiuto, tra gli altri, dei Paesi dell'Est, tra cui l'ungherese Viktor Orban, e dell'ex governo gialloverde, il leader francese ha eliminato dalla corsa gli spitzenkanditat, per poi sostenere, con successo, l'elezione di von der Leyen (tedesca del Ppe e quindi difficilmente bocciabile da Merkel). La mossa ha scatenato le proteste dei principali leader del Parlamento, creando tensioni interne ai gruppi di maggioranza. E cosi', tanto tra i popolari, quanto tra i socialdemocratici e i liberali, c'è chi si è organizzato per vendicare l'affronto.

Il fatto che a finire sulla graticola siano stati i candidati di Francia (una liberale), Ungheria (un popolare) e Romania (una socialdemocratica), sembra rispettare un preciso piano geopolitico volto a lanciare un messaggio a Macron e von der Leyen: "Se volete il sostegno del Parlamento nei prossimi 5 anni, dovete scendere a patti con noi". Certo, a dare una mano agli oppositori ci hanno pensato anche gli stessi governi nazionali finiti in scasso: Goulard si era dimessa da ministro in Francia per una serie di finanziamenti sospetti ricevuti in passato. La vicenda non si è ancora conclusa, ma l'esponente francese è stata candidata lo stesso alla Commissione: come dire, il codice etico si applica a Parigi, ma non a Bruxelles.

La rabbia di Macron e il giallo dell'accordo

Lo stesso vale per i primi nomi fatti da Budapest e Bucarest, entrambi alle prese con una serie di conflitti di interesse facili da attaccare. Ma detto questo, l'impressione generale è che più che i profili, abbiano pesato le ragioni politiche. Ecco perché oggi Parigi parla di "crisi istituzionale". La rabbia di Macron, stando alle sue dichiarazioni a caldo, è palpabile e colpisce di striscio anche von der Leyen: era stata la stessa presidente "a chiedermi di lavorare con Sylvie Goulard - ha rivelato Macron - 'La conosco, so cosa vale, sono stata ministro della Difesa con lei. Ed è stata una grande parlamentare europea', mi aveva detto quando le proposi tre possibili candidati. Mi aveva anche assicurato che c'era già un accordo" con Ppe, S&D e liberali.

E proprio su questo "accordo" a Bruxelles si è aperto un piccolo giallo. I presidenti del Ppe (il bocciato Weber) e dei socialdemocratici hanno smentito questa ricostruzione, negando di essere stati consultati da von der Leyen sulla nomina di Goulard. Mentre un portavoce di von der Leyen ha affermato di non poter né confermare né smentire le dichiarazioni di Macron. Insomma, la verità per ora resta difficile da ricostruire. 

La crisi rumena

Di certo ci sono i problemi di von der Leyen, che adesso dovrà cercare di ottenere in pochi giorni sia due nuovi commissari designati (l'Ungheria ha già nominato il suo), sia l'approvazione del Parlamento. L'attuale deadline, ossia il voto di fiducia della Plenaria di Strasburgo sull'intero team, è il 23 ottobre. Ma da più parti sollevano dubbi sul fatto che verrà rispettata. 

Da un lato, c'è lo stesso Macron, che sembra adesso voler prendere tempo prima di gettare nella mischia un altro candidato. Dall'altro, siccome i problemi non vengono mai da soli, c'è la crisi politica in Romania, che ha portato alle dimissioni del governo socialdemocratico. Chi nominerà adesso il candidato di Bucarest? 

In una breve dichiarazione, von der Leyen ha affermato che è tempo di "accelerare" il processo di nomina dei restanti membri della sua Commissione.  "Non dobbiamo perdere di vista ciò che è in gioco: i prossimi cinque anni saranno decisivi per l'Europa in un contesto globale difficile. L'Europa deve affrontare la Brexit, le questioni commerciali e i conflitti vicini ai nostri confini. Dobbiamo anche affrontare le principali sfide come i cambiamenti climatici, la digitalizzazione e i flussi migratori", ha affermato. Un appello che, pero', rischia di cadere nel vuoto. 

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