Fondi Ue alla Guardia costiera libica, l'accusa: “Così si finanziano i campi di concentramento”

L’eurodeputato Majorino (Pd) critica anche il Governo italiano sulla protezione dei confini: “È partito male”. Poi indica come via d’uscita “un mondo senza barconi di trafficanti né Ong che salvano vite in mare”

Soldi dei contribuenti europei stanziati per la cooperazione internazionale e lo sviluppo dei Paesi africani sono finiti nelle casse della Guardia costiera libica, responsabile di “mandare le persone nei campi di concentramento”, ovvero nelle aree di detenzione dei migranti. L’accusa dell’eurodeputato del Pd Pierfrancesco Majorino mette in evidenza una “contraddizione molto pesante” tra la destinazione del Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa e gli effettivi stanziamenti a vantaggio delle forze libiche. “L’Onu ci dice che la situazione nei campi è inaccettabile sul piano dei diritti umani - fa notare Majorino - e poi diamo i fondi a chi vi porta le persone”.

Da dove vengono i soldi

Nel Fondo fiduciario europeo di emergenza per l’Africa rientra un mare magnum di 4,5 miliardi di euro provenienti in gran parte dal Fondo europeo di sviluppo e da minori strumenti finanziari messi in campo dall’Ue per aiutare i Paesi terzi. Tra questi ultimi ci sono anche i 112 milioni promessi dall’Italia (che poi ne avrebbe versati 108) e i 157,5 milioni ai quali si era impegnata la Germania (che poi ne ha versati 139,5). 

I beneficiari dei fondi Ue 

Quasi 2 miliardi di euro hanno finanziato progetti nei Paesi sub-sahariani, mentre 1,4 miliardi di euro sono finiti nel Corno d’Africa. Dei 659,2 milioni stanziati negli Stati del Nord Africa, la Commissione ci tiene a far sapere che la gran parte è servita nella “protezione e assistenza dei migranti vulnerabili e bloccati in Libia” o nello sviluppo di “opportunità economiche” in Tunisia. Quel che manca nelle brochure informative è “un finanziamento di 45 milioni a favore della Guardia costiera libica”, denuncia Majorino. “L’Ue è in grande imbarazzo sui temi dell’immigrazione - afferma - e si trova in un guado da cui si deve uscire”.

"Aiutiamoli a casa loro"

“Questi strumenti sono stati utilizzati con grande ambiguità”, spiega l’eurodeputato che poi attacca: “Alla fine si continua a dire l’espressione ‘aiutiamoli a casa loro’, terminologia che a me non piace, ma poi non la trovi tradotta in azioni di questo genere”. Il ruolo controverso della Guardia costiera libica è stata inoltre oggetto di critiche da parte delle organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo. Eppure il dibattito politico italiano si è occupato molto più di queste ultime. “Sulle Ong c’è stata un’operazione di criminalizzazione allucinante, cavalcata da Matteo Salvini in maniera terrificante”, sostiene Majorino, che sul ruolo dei volontari ritene che “fanno quello che non fanno le istituzioni”. Ma la soluzione auspicata dall’esponente dem è “senza barconi di trafficanti o Ong che salvano le vite in mare” perché quel che servirebbe è “un sistema in grado di regolare e gestire i flussi in maniera ordinata e trasparente”. La mancanza di un sistema di questo tipo, precisa Majorino, “non è una responsabilità delle Ong, che vanno solo ringraziate”.

Un problema da affrontare

La denuncia del deputato Dem arriva in occasione dell’audizione in Parlamento europeo di Jutta Urpilainen, commissaria designata ai Partenariati internazionali, ora in cerca della fiducia degli eurodeputati, necessaria per assumere il nuovo ruolo. A Majorino, che ha sollevato il problema della “distrazione dei fondi” durante l’audizione, l’aspirante commissaria finlandese ha risposto in maniera generica e senza esplicite critiche alla Commissione uscente. “È punto su cui oggettivamente l’audizione non ha trovato risposte”, dice poi il deputato dem, che si considera comunque “molto soddisfatto”. “Bene sulla visione di cooperazione - spiega - ma è evidente che sul tema dei fondi fiduciari mi aspetto che ci sia un momento nel quale si entri nel merito, e oggi non è stato così”. 

Le proposte e le critiche

Tra le soluzioni avanzate, Majorino propone un ripensamento dello strumento per renderlo “più attinente ai sui obiettivi originali, perché sfido chiunque a dirmi che queste sono politiche di sviluppo e cooperazione”. “Su questo credo che il nostro Governo sia partito male”, sottolinea l’esponente del Pd all’Eurocamera, che se la prende con “la conferma della guardia costiera come strumento da impiegare e utilizzare”, decisa dal secondo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Tornando al tema dei fondi per lo sviluppo, l’eurodeputato conclude che “il Parlamento europeo deve avere maggiori opportunità di controllo”. 

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