No all'uso dei fondi di coesione per le riforme strutturali: “Non sono il bancomat di Bruxelles”

Il Parlamento europeo boccia la proposta della Commissione di legare le due cose. D’Amato (M5s): "Gli Stati devono poter decidere autonomamente"

Un semaforo rosso che era atteso. La plenaria di Strasburgo ha bocciato, a larga maggioranza, la proposta della Commissione di destinare parte dei fondi europei per le politiche di coesione all’attuazione di riforme strutturali da parte dei Paesi membri. Sul piatto dei finanziamenti da collegare ai provvedimenti indicati dalla Commissione c’erano le cosiddette riserve di performance, una tranche di fondi che vengono erogati al raggiungimento degli obiettivi dei programmi europei. La possibilità di assegnare queste risorse in funzione delle riforme attuate dai Paesi membri non ha trovato il sostegno dei parlamentari europei, che hanno dato ragione alle preoccupazioni espresse dagli enti locali sulla proposta della Commissione Ue. Il Comitato delle regioni, organo di rappresentanza degli enti locali nell’Ue, aveva infatti criticato la proposta dell'esecutivo per l’approccio dall’alto che avrebbe innescato tale meccanismo di finanziamento.

“Abbiamo tenuto la barra dritta contro questa decisione”, ha affermato Rosa D’Amato, europarlamentare del Movimento 5 stelle. Soddisfatta per la bocciatura della proposta, la D’Amato ha anche spiegato che il timore principale era che la Commissione volesse usare le risorse europee per portare avanti la sua agenda politica. “La politica di coesione e i fondi strutturali ormai sono diventati un bancomat per la Commissione, quindi ogni occasione è buona per sottrarre soldi ai cittadini”, accusa l’eurodeputata.  L’esponente dei 5 stelle ha poi precisato che “le riforme strutturali vanno decise dagli Stati membri che conoscono la situazione specifica dei propri territori e quindi decidono quali riforme strutturali siano migliori”, rigettando dunque la logica della Commissione di stanziamento di fondi in subordine all’attuazione di riforme su materie come lavoro o sanità.

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