Nave ong salva 218 migranti ma viene sequestrata. "Fermo assurdo, il pm Zuccaro deve aver bevuto"

Intervista ad Oscar Camps, direttore di ProActiva OpenArms, che accusa il pm Zuccaro: "L'Italia ci chiede di intervenire, quindi ci autorizza a sbarcare a Pozzallo e ci accusano di traffico di esseri umani". E intanto "non si cerca un'altra barca con 80 persone a bordo"

Blocco dell'imbarcazione di ProActiva Open Arms a Pozzallo. ProActiva Open Arms

Oscar Camps sprigiona rabbia ed indignazione ed ha il telefono in ebollizione. Dopo vari tentativi riusciamo a parlare con il responsabile della ONG ProActiva Open Arms, da lui parole dure, contro i libici, contro il governo italiano, ma in particolare contro il procuratore Carmelo Zuccaro: "L'Italia ci chiede di intervenire, quindi ci autorizza a sbarcare a Pozzallo, ci chiedono informazioni e infine ci accusano. Non capisco: ci autorizzano ad atraccare e al tempo stesso ci accusano di favorire l’immigrazione? Il pm Zuccaro deve aver bevuto qualcosa, speriamo che il giudice si renda conto dell'assurdità delle sue accuse".

Com'è la situazione adesso a bordo della vostra barca?

I migranti soccorsi in mare sono scesi subito, l'equipaggio è indignato, sono stati vittime di un attacco in acque internazionali da parte dei libici, senza aiuto e difesa da parte di nessuno. Hanno chiesto l'intervento della marina italiana, di Themis (la nuova missione Ue di pattugliamento del Mediterraneo, ndr), di Frontex, ma sono stati lasciati soli in mezzo al mare, in pericolo. Eppure dovrebbero esserci le imbarcazioni italiane e della missione Ue, ma non appariva nessuno, sono rimasti oltre 3 ore sotto la minaccia dei libici. E poi per 24 ore senza poter approdare in un porto sicuro e quindi la barca bloccata a Pozzallo con l'accusa di favorire il traffico di persone. Siamo offesi perché da oltre un anno e mezzo lavoriamo nel Mediterrano con la guardia costiera italiana e mai abbiamo avuti incidenti e problemi se non quelli con i libici. Siamo offessisssimi perché siamo intervenuti in acque internazionali a seguito di una chiamata del centro di soccorso di Roma ed ora un pm ci accusa di aver risposto a quella chiamata. E' assurdo.

Cos'è successo esattamente con i libici?

Come dicevo, siamo intervenuti sulla base di una chiamata del centro di soccorso di Roma, intervenuti, e voglio sottolinearlo, a 73 miglia dalle coste libiche, in acque internazionali. Stavamo da un’ora e mezzo salvando donne e bamini quando sono apparsi i libici in tono aggressivo, intimidatore e violento. Hanno realizzato manovre aggressive, nell'imbarcazione dei migranti è calato il panico, la gente è caduta in mare, è successo la stessa cosa un mese fa con la stessa motovedetta libica che ha attaccato gli operatori di Sea-Watch, in quell'occcasione morirono 50 persone

Come hanno reagito i vostri operatori? 

I libici ci hanno ordinato, minacciandoci, di consegnare donne e bambini che erano già sulla nostra barca o sulle nostre lance. Di fronte a questa situazione di violenza abbiamo chiamato Roma, ci hanno risposto con un messaggio confuso, dicendoci che ci coordinassimo con i libici. Ma noi abbiamo firmato un codice di condotta (quello famoso voluto da Minniti, ndr) in cui si specifica chiaramente che è l'Italia a coordinarci e non libici. Oltretutto noi non abbiamo conoscenza del fatto che esista un centro di coordinamento in Libia, non abbiamo conferma da parte dell'Organizzazione mondiale per le migrazioni che ci sia una zona sicura assegnata alla Libia, e così, di fronte alla minaccia, abbiamo protetto le persone usando il codice marittimo internazionale. Abbiamo dato priorità alle vite umane, mentre da parte dei libici erano solo minacce, un vero e proprio atto bellicoso contro un'imbarcazione spagnola in acque internazionali a 73 miglia dalla Libia, che ci facevano i libici lì? Non ha senso.

Quindi cos'è successo?

I migranti non volevano salire sulla loro motovedetta e così i libici sono saliti con la forza sulla nostra imbarcazione, non sono riusciti a prendere la gente dalle nostre lance perché i migranti si rifiutavano, piuttosto si gettavano in mare, la situazione era caotica....se ne sono andati dopo oltre 3 ore, lasciando abbandonata la barcaccia con 100 persone a bordo. Noi siamo riamasti lì e Roma ci ha chiesto di caricarli. Da allora ci siamo messi in contatto per cercare un porto sicuro, Roma ci ha detto di contattare il governo spagnolo, che fosse lui a sollecittare all'Italia un porto sicuro. L'operazione ha tardato più di 24 ore con persone a bordo in stato grave, tanto che abbiamo dovuto fare tappa a Malta per sbarcare una persona in pericolo di vita. Qui saltano gli accordi iternazionali, alla fine l'Italia ci autorizza a sbarcare a Pozzallo, ci chiedono informazioni e ci accusano. Non capisco: ci autorizzano ad atraccare e al tempo stesso ci accusano di favorire l’immigrazione? Il pm Zuccaro deve aver bevuto qualcosa, speriamo che il giudice si renda conto dell'assurdità delle sue accuse".

Come si spiega questo fermo della vostra imbarcazione? 

Non capisco la situazione. Da sempre l'obiettivo dell'Italia è bloccare le imbarcazioni delle ONG, le barche umanitarie, già il ministro degli esteri italiano Angelino Alfano ha affermato che il Mediterraneo stava riconquistando la normalità perché c'erano meno ONG in giro: quanti meno testimoni, meglio. Sappiamo che diamo fastidio, perché denunciamo ciò che succede. E quelli che abbiamo salvato nell'incidente con i libici ci hanno detto che erano partite due barche, la loro che abbiamo soccorso ed un’altra con 80 persone a bordo, che è scomparsa, nessuno sa dov'è e nessuno la cerca. Ciò che meno importa sono le vite umane.

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