Il paradosso britannico: vince Farage, ma i contrari alla Brexit sono in maggioranza

Il partito euroscettico raggiunge il 33% dei consensi ma messe insieme tutte le formazioni pro Remain raggiungono il 38%. Disastro Tory che si fermano al 9%, Corbyn: “Si torni alle urne”

Nigel Farage - foto Ansa EPA/ANDY RAIN

Dalle elezioni europee esce il quadro di un Regno Unito sempre più spaccato sul tema del divorzio dall'Unione europea. Il trionfatore della tornata elettorale è stato come previsto il Brexit Party di Nigel Farage che con oltre il 32% dei consensi non solo è il partito più votato del Paese ma insieme alla Cdu-Csu di Angela Merkel, è destinato ad essere la principale delegazione a Strasburgo: entrambi dovrebbero ottenere 29 seggi, seguiti immediatamente dalla Lega che ne ottiene 28. I più grandi sconfitti del Paese sono stati invece i Conservatori che si sono fermati ad un umiliante 9%, ma anche i Laburisti sono andati peggio del previsto e si sono assestati al terzo posto con il 14%.

Il fronte del Remain

Sono state le forze europeiste quelle che oltre a farage hanno guadagnato più consensi, soprattutto i liberali che grazie alle loro battaglie Pro Remain sono diventati la seconda forza del Paese con il con il 20,5% e hanno segnato un notevole avanzamento anche i Verdi che sono arrivati al 12,2%. Se si sommano le percentuali di questi due partiti con le altre formazioni anti-Brexit che si sono presentate, il fronte del Remain ha ottenuto il 38% dei voti. Fortemente pro europei sono lo Scottish National party a che in Scozia è salito al 38%, 10% in più rispetto al 2014, e Change Uk, il partito nato da una scissione del Labour e al quale hanno aderito anche diversi tories e che, pur deludendo le aspettative, ha ottenuto il 3,4. Il duro Boris Johnson, il più probabile successore di Theresa May alla guida dei conservatori, ha avvertito che se non si attua la Brexit il suo partito rischia "di essere licenziato dal lavoro di guidare il Paese".

Johnson: "Si attui la Brexit"

A detta di Johnson il risultato catastrofico rappresenta “l'ultimo avviso” per i conservatori e un "forte rimprovero" lanciato dagli elettori su come è stato gestito il processo di uscita dalla Ue, ancora non attuata nonostante siano passati tre anni dal referendum del 2016. "Dobbiamo onorare il risultato del referendum e uscire dall'Ue", ha ammonito Johnson, sostenitore di una hard Brexit, pena "una permanente emorragia" di voti.

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Corbyn: "Si torni alle urne"

Dal canto suo il leader dei laburisti è tornato a chiedere elezioni anticipate. "Credo che al momento sia prioritario che il governo convochi le elezioni così che possiamo decidere il futuro”, ha detto Jeremy Corbyn in un'intervista alla Bbc parlando di "un Paese chiaramente diviso". I suoi critici all'interno del partito gli rimproverano da sempre una posizione troppo soft sulla Brexit, non avendo mai pienamente appoggiato l'ipotesi di un secondo referendum. Corbyn ha ribadito la sua linea spiegando che la sua strategia punta a "cercare di unire le persone che hanno votato Leave o Remain", sostenendo l'idea "di un accordo con la Ue che eviti un'uscita a precipizio", una Brexit Soft. Corbyn ha poi ribadito di sostenere che "una volta negoziata questa proposta venga sottoposta ad un voto pubblico", con parole molto più caute di quelle di altri esponenti laburisti che suggerivano una spinta ufficiale del partito per un secondo referendum.

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