"Regole Ue anti fake news una totale stronzata, minacciati da Google e Facebook"

La denuncia di alcune fonti interne al gruppo di esperti della Commissione europea, raccolte dai giornalisti di Investigate Europe, scuote istituzioni e lobby. Il Codice di condotta scritto anche da enti finanziati dai giganti del web. Ma il portavoce di Zuckerberg replica alle accuse 

Ricattati e sfidati in un “braccio di ferro” dai giganti del web, capaci di far passare le regole a loro più convenienti e meno restrittive. L’ultima inchiesta di Investigate Europe mette seriamente in discussione l’indipendenza e la credibilità degli esperti scelti dalla Commissione europea per “governare” l’impatto della digitalizzazione. Fonti interne al gruppo di esperti controllori avrebbero ammesso di essere stati “minacciati” dai colossi controllati, come Facebook e Google, che finanziano le istituzioni e le università per le quali lavorano. La pressione dei lobbisti avrebbe portato all’approvazione di un Codice di condotta sulla disinformazione online particolarmente vantaggioso per i giganti del web.

"Una foglia di fico"

Secondo la ricostruzione della squadra internazionale di giornalisti investigativi, la stessa Commissione europea si sarebbe trovata in posizione di soggezione di fronte alle poche imprese che regnano il mondo digitale. Oltre a Facebook e Google, anche Twitter e Mozilla risultano coinvolte. 

“Nel marzo 2018 - si legge nella ricostruzione dei fatti pubblicata su Open Democracy - durante il terzo incontro del gruppo”, le fonti interne denunciano che ci sia stato “un braccio di ferro pesante da parte delle piattaforme per condizionare gli altri esperti”. Così ha rivelato un membro del gruppo, che ha parlato a condizione dell’anonimato. La “gola profonda” sostiene che tutti i membri avrebbero firmato, sotto pressione, una clausola di riservatezza.

Le norme di contrasto contro le fake news, sbandierate come un grande risultato dalla Commissione Ue, vengono definite, letteralmente, una “totale stronzata” e una “foglia di fico” dalle fonti di Investigate Europe. La squadra di giornalisti, di cui fa parte anche l’italiana Maria Maggiore, denunciano il conflitto d’interessi degli esperti chiamati a Bruxelles.

I presunti conflitti di interesse 

“Almeno 10 organizzazioni con rappresentanti nel gruppo di esperti hanno ricevuto denaro da Google”, si legge nell’inchiesta. “Uno di questi è il Reuters institute for the study of journalism, presso l'Università di Oxford”, che entro il 2020, “avrà ricevuto quasi 10 milioni di euro da Google per pagare il suo rapporto annuale sulle notizie digitali”. 

“Un certo numero di organizzazioni rappresentate nel gruppo hanno anche ricevuto finanziamenti dalla Google ‘Digital news Initiative', tra cui il Poynter Institute e First Draft News”. 

L’importanza delle leggi europee sui bilanci dei giganti del web viene descritta, senza tanti giri di parole, da Maria Maggiore sul Fatto Quotidiano lo scorso 19 maggio: “Aprire un’indagine antitrust vorrebbe dire, a termine, chiedere a Facebook di vendere Instagram o Whatsapp e a Google di liberarsi di Youtube, come già negli Stati Uniti alcuni economisti e politici chiedono”. Da qui si capisce la presunta strategia aggressiva delle multinazionali dell’online.

La replica di Facebook 

“Si tratta - ha risposto il portavoce di Facebook - di un intenzionale travisamento di una discussione tecnica sul modo migliore per riunire un gruppo intersettoriale, allo scopo di affrontare il problema delle notizie false”. “Riteniamo - prosegue il rappresentante del colosso fondato da Mark Zuckerberg - che siano stati compiuti progressi reali con il Codice di condotta e siamo ansiosi di lavorare con le istituzioni europee per attuarlo”. 

Nelle settimane precedenti alle elezioni europee, Facebook ha “oscurato” 23 pagine italiane seguite in totale da 2,4 milioni di utenti. La chiusura dei “diffusori di fake news” è stata salutata da tanti come una vittoria della libertà. Ma le accuse dei giornalisti rivelano un lato oscuro di tale vittoria in un lotta, quella alle fake news, in cui il fine non può di certo giustificare i mezzi di ricatto e minaccia denunciati nell’inchiesta.

Potrebbe interessarti

  • I leader Ue chiudono la porta a Macedonia del Nord e Albania nell'Ue

  • Solo un italiano ai negoziati sul programma del nuovo Parlamento Ue. Ed è del Pd

  • “Questa casa è di sinistra”, negato l'affitto alla leghista

  • Migranti, Bruxelles smentisce Salvini: "La Sea Watch non può sbarcare in Libia"

I più letti della settimana

  • Juncker: "Non voglio umiliare l'Italia, ma governo sulla strada sbagliata”

  • I leader Ue chiudono la porta a Macedonia del Nord e Albania nell'Ue

  • Solo un italiano ai negoziati sul programma del nuovo Parlamento Ue. Ed è del Pd

  • “Questa casa è di sinistra”, negato l'affitto alla leghista

  • Minibot, l’Italia “copia” Schwarzenegger. Ma a lui andò male

  • Migranti, Bruxelles smentisce Salvini: "La Sea Watch non può sbarcare in Libia"

Torna su
EuropaToday è in caricamento