Facebook a pagamento? Il M5s chiede l'intervento di Bruxelles

L'eurodeputato Marco Zullo denuncia la "furbata" di Zuckerberg: "Vuole cambiare i termini di servizio del social network per sottrarre 1,5 miliardi di utenti a regole più eque e stringenti di quelle americane o asiatiche"

Vuoi continuare a usare il tuo profilo Facebook ma non accetti che i tuoi dati siano venduti a terzi? Allora, devi pagare. Sarebbe questa una delle ipotesi al vaglio dei manager del social network per venire incontro alle nuove norme europee sulla privacy, che scatteranno a maggio, e per rispondere allo scandalo di Cambridge Analytica, la società di ricerca che avrebbe usato milioni di account Facebook per fini politici e commerciali. Un'ipotesi contro cui si scaglia il Movimento 5 Stelle, che in una nota chiede l'intervento della Commissione europea. 

La "furbata" di Zuckerberg

”Chi naviga sul web deve avere la certezza che i propri dati siano al sicuro - dice l'eurodeputato M5s Marco Zullo - Questa fiducia non va tradita. Ecco perché non possiamo accettare l’ipocrisia di Mark Zuckerberg. Pubblicamente dichiara di voler garantire la massima protezione dei dati degli utenti e di voler applicare le nuove regole europee sulla protezione dei dati personali a tutti gli utenti mondiali, ma in realtà intende cambiare i termini di servizio del social network per sottrarre 1,5 miliardi di utenti a regole più eque e stringenti di quelle americane o asiatiche”.

Come? “La numero 2 di Facebook, Sheryl Sanderberg, avanza l'ipotesi che per non minare il modello di business della piattaforma social, gli utenti che non vorranno cedere i propri dati a terzi, in futuro, potrebbero essere costretti a pagare - spiega ancora Zullo - Non siamo qui per farci raggirare. Vogliamo norme che siano flessibili per lo sviluppo delle imprese, certo, ma che mettano al centro il cittadino e la protezione dei suoi dei dati”.

Sulla stessa linea un'altra 5 Stelle, la deputata Mariella Liuzzi: "Se è vero che i dati sono il nuovo petrolio, allora devono essere trattati con le cautele e il rispetto che meritano, perché la persona, con i suoi diritti, deve essere al centro”, dice Liuzzi.

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