“Facebook deve rimuovere sempre commenti diffamatori e insulti”

Il parere dell'avvocato generale della Corte Ue mette in luce le falle dei sistemi anti-hater del social network

Critica sì, insulto no. Su Facebook deve cambiare musica. Un commento diffamatorio, e i gravi insulti vanno rimossi sempre. Un’operazione cui deve provvedere il noto social network, le cui misure anti-odio non sembrano aver funzionato granché fino a questo punto, se è vero che deve intervenire l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Ue, Maciej Szpunar, per cercare di mettere ordine. Ai giudici della Corte, che saranno chiamati a pronunciarsi nelle prossime settimane, si chiede di imporre l’obbligo di “ricercare e ad individuare” tutti i commenti identici a un commento diffamatorio di cui sia stata accertata l’illiceità, nonché “commenti equivalenti se provenienti dallo stesso utente”. Gli hater seriali che diffondono calunnie, in sostanza vanno bloccati.

Gli insulti alla deputata Verde

A portare i togati a ridisegnare il diritto su internet il caso della presidente del gruppo parlamentare dei Verdi austriaci, Eva Glawischnig-Piesczek, oggetto di insulti in rete nel suo Paese. UN utente l'aveva apostrofata come “traditrice” e “corrotta” condividendo un articolo intitolato “I Verdi a favore del mantenimento di un reddito minimo per i rifugiati”. Articolo che poi era stato rilanciato da altri utenti con lo stesso commento. La deputata ha intimato a Facebook di rimuovere i commenti diffamatori nei suoi confronti, con il giudice nazionale di prima istanza che ha accolto la richiesta, e la Corte di giustizia dell’UE potrebbe fare altrettanto, se condividerà l’interpretazione di diritto dell’avvocato generale. La direttiva sul commercio elettronico in linea di principio prevede che un cosiddetto host provider (un gestore di una piattaforma di social network come Facebook) non è responsabile delle informazioni memorizzate da terzi sui suoi server qualora non sia a conoscenza della loro illiceità. Tuttavia, quando si accerta l’irregolarità del contenuto pubblicato, egli deve cancellarle o bloccarne l’accesso. Da qui la richiesta di cancellare sempre, di fronte a ingiunzione di giudice o tribunale, il contenuto incriminato.

Rimuovere anche i contenuti simili

Non solo. Sempre di fronte a un’ingiunzione, l’host provider può anche essere costretto a ricercare e individuare le informazioni equivalenti a quella qualificata come illecita, ma unicamente tra le informazioni diffuse dall’utente che ha divulgato l’informazione incriminata. Oltre ai post ‘sopra le righe’ vanno anche rimossi le loro condivisioni, o commenti connessi. Qualcosa che si pensava Facebook fosse già tenuta a fare per via del codice di condotta sottoscritto con la Commissione europea, ma che a quanto pare non è stato applicato in modo così severo.

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