Eurozona, Merkel e Macron ora accelerano sulla riforma: sanzioni più dure per chi spende “male”

La cancelliera tedesca e il presidente francese vogliono portare una serie di proposte al prossimo vertice Ue. Un mix di rigore e flessibilità per promuovere investimenti “produttivi” e ridurre i rischi nel settore bancario 

European Council

Un po' bastone, un po' carota. Germania e Francia tornano a rinsaldare il loro asse per  accelerare sulla riforma dell'Eurozona. Oggi, la cancelliera Angela Merkel vedrà all'Eliseo il presidente Emmanuel Macron. E sul tavolo dovrebbe esserci proprio la bozza di testo che i due presenteranno al resto dei paesi dell'area Euro al prossimo vertice Ue di marzo a Bruxelles. Una bozza che, stando a quanto emerso in questi giorni, potrebbe contenere un mix di rigore e flessibilità, dove a misure gradite all'Italia, come un allentamento dei vincoli di spesa e un fondo comune per far fronte alle crisi bancarie, si affiancherebbero misure più severe sul controllo dei conti dei singoli paesi, con sanzioni che potrebbero arrivare anche alla ristrutturazione del debito pubblico. 

L'asse franco-tedesco e il duo Italia-Spagna

Un po' carota e un po' bastone, per l'appunto. Fin qui si tratta solo di ipotesi, a ogni modo. E non è detto che l'incontro di oggi all'Eliseo, dove la cancelliera Merkel arrriverà dopo settimane di intensi negoziati per formare il nuovo governo con i socialisti, darà maggiori dettagli. Il fatto è che Berlino e Parigi, pur riaffermando la loro leadership europea, sanno che non possono fare a meno di coinvolgere Italia e Spagna nell'elaborazione di una proposta per il futuro dell'Eurozona. Anche solo per la delicata situazione politica nei due paesi del Sud. 

Non a caso, nel meeting preparatorio con il collega tedesco Peter Altmaier, il ministro francese delle Finanze Bruno LeMaire ha tenuto a precisare che la riforma delle regole dell'area Euro non vedrà un direttorio Parigi-Berlino: "Siamo la coppia franco-tedesca, ma tutto resta aperto ai nostri partner, in particolare Italia e Spagna, che incontreremo a margine dell'Eurogruppo” della settimana prossima.

Fare in fretta

L'obiettivo è fare in fretta. Magari riuscendo a varare la riforma entro giugno. C'è urgenza di "costruire una potenza europea" in grado di competere con grandi attori internazionali come Cina e Usa, a cominciare dalla tassazione dei giganti di internet come Google o la questione dei Bitcoin, ha detto LeMaire. E perché questo avvenga, occorre varare nuove regole che diano più dinamicità ell'economia dell'Eurozona. Come?

Le proposte di riforma

Un indizio di quali regole il duo Parigi-Berlino abbia in mente l'hanno dato questa settimana una serie di economisti (tra cui Jean Pisani-Ferry, responsabile del programma di Emmanuel Macron, Clemens Fuest, presidente dell’Ifo, il più influente centro studi tedesco, e Isabel Schnabel, del consiglio di esperti che affianca il governo di Berlino) che hanno presentato un pacchetto di proposte per riformare l'area Euro.

La prima sembra strizzare l'occhiolino a chi chiede che il famoso tetto del 3% del rapporto deficit-Pil sia rivisto, lasciando più margini di spesa agli Stati membri: gli economisti franco-tedeschi non parlano di alzare il limite, ma semmai di spostare progressivamente l’attenzione dal deficit alla spesa. Chi investe davvero nella crescita, avrà briglie meno stringenti, chi invece spende per progetti “improduttivi” o “elettorali” dovrà farlo a determinate garanzie (come la copertura con titoli pubblici).  A valutare i conti dei singoli Stati, secondo questa proposta, dovrebbe essere un consiglio di economisti indipendenti, il quale avrebbe anche il potere di proporre sanzioni a chi non rispetta le regole. Tra cui la ristrutturazione del debito.

Il nodo banche

Altra proposta cardine riguarda l'Unione bancaria e in particolare la Garanzia unica sui depositi, ossia il fondo comune per far fronte alle crisi bancarie: l'Italia, per esempio, chiede che tutti condividano i rischi, mentra la Germania vuole garanzie prima di fare questo passo. Una di queste garanzie è ripulire i bilanci dai crediti a rischio, questione che tocca soprattutto il sistema bancario italiano, ma anche ridurre il legame tra banche e titoli sovrani nazionali. 

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