Le europee, in moto una macchina democratica che coinvolge 427 milioni di cittadini

Alle urne i cittadini di ben 27 Stati, per un processo elettorale secondo per grandezza solo a quello indiano. Ecco come funziona, quanti deputati verranno eletti in ogni Paese e in che modo. E cosa succederà quando il Regno Unito uscirà dall'Ue

© European Union 2019 - Source : EP

Con le elezioni europee sono chiamati alle urne fino a domenica, in ben 28 Stati differenti, un numero enorme di cittadini. Se le elezioni in India sono considerate giustamente le più grandi del mondo, avendo il Paese quasi 900 milioni di aventi diritto al voto, anche quelle comunitarie sono senza ombra di dubbio consultazioni imponenti. Fra il 23 e il 26 maggio, quasi 427 milioni di cittadini dell'Unione europea (per la precisione 426.828.171) hanno avuto e avranno il diritto di scegliere i propri rappresentanti nel Parlamento di Strasburgo e Bruxelles, eleggendo i suoi 751 eurodeputati. La campagna elettorale, segnata da un'ondata di disinformazione e messaggi di odio sui social network, servirà anche a ridisegnare i contorni politici della futura Commissione.

Il Regno Unito il primo a votare

Ad aprire le danze giovedì 23 sono stati l'Olanda, dove gli exit poll parlano di una vittoria dei socialisti di Timmermans, e paradossalmente il Regno Unito della Brexit, che neanche avrebbe dovuto partecipare alla tornata elettorale se il divorzio fosse avvenuto il giorno previsto, il 29 marzo scorso, mentre a causa di una proroga nei tempi allo scopo di concludere i difficili negoziati di recesso il termine ultimo per l'uscita è stato posticipato al 31 ottobre. Venerdì 24 maggio è stato il turno dell'Irlanda, mentre in Repubblica ceca le urne sono state aperte per due giorni, nel tentativo di aumentare la partecipazione, il 24 e il 25. Sabato tocca poi a Lettonia, Malta e Slovacchia, e si chiude domenica 26 maggio in tutti gli altri Paesi tra cui la Francia che ha visto un record di liste in campo, la Germania in cui i principali partiti sono guidati da donne, la Spagna da cui è in arrivo un'onda rossa, la Bulgaria di Borissov che con la Croazia e la Romania è il paese più povero dell'Unione, e naturalmente l'Italia.

Quanti deputati eleggerà ogni Paese?

I tedeschi eleggeranno 96 eurodeputati, i francesi 74, gli italiani 73, gli spagnoli 54, i polacchi 51, i rumeni 32, gli olandesi 26. In Belgio, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Portogallo saranno eletti 21 europarlamentari, e poi 20 in Svezia, 18 in Austria, 17 in Bulgaria, 13 in Danimarca, Slovacchia e Finlandia, 11 in Irlanda, Croazia e Lituania, 8 in Lettonia e Slovenia, e 6 in Estonia, Cipro, Lussemburgo e a Malta.

Cosa succede dopo la Brexit?

I 73 eurodeputati che saranno eletti dai britannici resteranno in carica fino al giorno dell'uscita del Regno Unito (che tuttavia non è assolutamente certa, visto che Londra fino al 31 ottobre può sempre ripensarci), e decadranno quello stesso giorno. A quel punto, verrà applicata al Parlamento europeo la nuova ripartizione dei seggi che era stata decisa proprio in previsione della Brexit: gli eurodeputati passeranno da 751 a 705, con un aumento degli eletti che varia da 1 a 5 per 14 Paesi (in particolare 5 per Francia e Spagna, 3 per Italia e Olanda, 2 per l'Irlanda e 1 per Estonia, Croazia, Finlandia, Sloavacchia, Danimarca, Austria, Svezia, Romania e Polonia). Per applicare la nuova ripartizione, in alcuni Paesi ci sarà bisogno di tenere elezioni suppletive, mentre in altri (è il caso anche dell'Italia) verranno "ripescati" ed entreranno al Parlamento europeo i primi non eletti dei Paesi che aumentano il numero dei loro seggi. Questa modifica "in corsa" dell'Europarlamento non è una novità assoluta: già nel dicembre 2011,18 nuovi eurodeputati avevano integrato l'Assemblea di Strasburgo, a seguito dell'entrata in vigore di un altra modifica della composizione dell'Aula, prevista dal Trattato Ue di Lisbona. IL

Il sistema di voto europeo

Il voto si svolge secondo sistemi elettorali diversi da Paese a Paese, ma tutti gli Stati membri devono rispettare alcune disposizioni comuni, la più importanti delle quali fissa il carattere proporzionale della rappresentazione. Questo spiega, fra l'altro, perché in certi Paesi, come il Regno Unito, il risultato delle elezioni europee sia tanto diverso, in genere, dal risultato delle elezioni politiche nazionali, nel caso in cui queste ultime siano basate su un sistema non proporzionale, come il maggioritario. Fra i 28 Paesi membri, solo cinque (Italia, Regno Unito, Polonia, Belgio e Irlanda) hanno il loro territorio diviso in diverse circoscrizioni elettorali, mentre negli altri 23 Paesi si vota sulla base di una circoscrizione nazionale unica. Un'altra differenza importante è quella fra Paesi in cui si vota con le liste bloccate (Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Regno Unito, Ungheria e Romania) e gli altri in cui si possono esprimere le preferenze. LA

Soglie di sbarramento

Un fattore che ha molta influenza sui risultati del voto, specialmente per le piccole formazioni politiche, è la soglia di sbarramento, che non è prevista in 13 Paesi (Bulgaria, Danimarca, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Olanda, Slovenia, Finlandia, Regno Unito), mentre 10 Paesi la prevedono al 5% dei voti espressi (Belgio, Repubblica ceca, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania, Slovacchia), tre Paesi al 4% (Italia, Austria, Svezia), uno, la Grecia, al 3%, e uno, Cipro, all'1,8%. Da notare che nuove regole adottate nel 2018 prevedono che i Paesi con più di 35 seggi assegnati (Polonia, Spagna, Italia, Francia e Germania, più il Regno Unito se dovesse restare nell'Ue) debbano fissare obbligatoriamente, a partire dal 2024, una soglia non inferiore al 2% e non superiore al 5%. Non è da escludere, però, che questa disposizione sia abolita prima di entrare in vigore, considerando che attualmente la Germania non ha alcuna soglia per le elezioni europee a causa di una sentenza della Corte costituzionale federale tedesca che l'ha abolita nel 2014 giudicandola incostituzionale.

Età minima dei candidati

Altre differenze importanti riguardano l'età minima dei candidati (18 anni in 15 Paesi, 21 anni in 10, 23 anni in Romania e 25 anni in Italia e Grecia) e l'eventuale possibilità o no di votare dall'estero, all'interno dell'Ue o nei Paesi terzi per procura, per corrispondenza, nelle ambasciate o per via elettronica. Per gli italiani, il voto all'estero è possibile nelle ambasciate, ma solo negli atri Stati membri e non è autorizzato il voto per corrispondenza, né per procura, né quello elettronico (che per ora è previsto solo in Estonia).

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