Le europee lasciano il M5s senza alleati e in cerca d’identità. Torna l’ipotesi Farage

Di Maio ammette che il nuovo gruppo europeo è naufragato sul nascere: solo uno dei cinque partiti che ne dovevano fare parte riesce a eleggere un deputato. Pentastellati con le spalle al muro

Foto Ansa Massimo Percossi

Con i risultati delle urne è arrivata la conferma di quanto si sapeva da tempo. Gli alleati europei necessari al Movimento cinque stelle per formare un gruppo parlamentare in Ue non esistono, non a Strasburgo almeno. O meglio, solo uno di loro, la lista croata Zivi zid, è riuscita a guadagnarsi un seggio al Parlamento europeo. E mentre Matteo Salvini può contare su sodali del calibro di Marine Le Pen, leader del primo partito di Francia, i pentastellati si trovano ora stretti tra due alternative. Quella di “tornare all’ovile” degli anti-europeisti capitanati da Nigel Farage o di entrare in un altro gruppo.

L'Efdd

Al momento il Movimento siede nell’Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta). Fondato grazie a un patto tra Farage e Beppe Grillo, la compagine ha retto a fatica per cinque anni, dando evidenti segnali di divisioni interne. Quasi mai compatta su temi quali immigrazione e ambiente, l’Efdd sembrava destinata a morire con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Ma la proroga che ha permesso agli inglesi a partecipare al voto europeo ha consentito a Nigel Farage di ripresentarsi. E di stravincere le elezioni.  Con i suoi 29 eurodeputati, il leader del Brexit Party è nuovamente in grado di dettare la linea. “Vorrei mantenere l'Efdd, ma tutte le opzioni sono sul tavolo”, ha dichiarato poche ore fa.

La missione a Bruxelles

“Andrò domani a Bruxelles”, precisa l’inglese, mettendo pressione sui cinque stelle. Interrogato dai giornalisti sui destini in Europa dei 14 europarlamentari pentastellati, Luigi Di Maio per ora si è tenuto vago: “Nelle prossime ore avvieremo le interlocuzioni per decidere in quale gruppo entrare come delegazione del Movimento cinque stelle in Parlamento”. Una frase che lascia aperte tutte le opzioni.  Il capo politico del M5s ha anche ammesso la sconfitta degli alleati, ridotti a un solo eurodeputato di un altro Paese Ue. “Era una sfida nella sfida, l’ho sempre detto”, dichiara sconsolato davanti alle telecamere. Considerando che ci vogliono almeno 7 delegazioni di altrettanti Stati per fondare un nuovo gruppo per il M5s è stata una debacle.

Le trattative affidate a Castaldo

A gestire il dossier alleanze sarà l’europarlamentare fresco di rielezione, Fabio Massimo Castaldo. Vicepresidente nella seconda metà della scorsa legislatura, Castaldo vanta buone relazioni con esponenti di vari gruppi, a partire dal presidente dei Verdi Philippe Lamberts.  I Verdi e M5s sono vicini sulle tematiche ambientali e sulla contrarietà alle grandi opere, come la Tav. Ma sono lontani sull’Europa (federalisti i Verdi, eurocritici i pentastellati) e sull’accoglienza dei migranti. A impedire un apparentamento Verdi-5 Stelle sarebbe anche la collocazione politica dei primi, troppo spostati a sinistra secondo i pentastellati.  Altra strada per il Movimento sarebbe quella di provare a “pescare” tra i 33 seggi assegnati ai partiti neonati o non ancora affiliati con nessun gruppo.  Una via percorribile, certo, ma che esporrebbe il Movimento allo stesso problema affrontato negli ultimi cinque anni. Quello di dover far parte di un gruppo di comodo privo di un’identità politica, diviso al suo interno e spaesato tra europeismo ed euroscetticismo.

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