Elettori “importati” e voti comprati, Soros accusa Orban alla vigilia delle europee

L'Ong Open Democracy: “Abbiamo le prove”. Ma il partito del premier, Fidesz, si appresta ad andare verso l'ulteriore trionfo dato nei sondaggi tra il 52 e il 62%

Con le elezioni europee alle porte e i sondaggi che stimano il consenso a Fidesz tra il 52 e il 62%, il premier ungherese Viktor Orban si appresta a un altro trionfo. Inseguono, si fa per dire, le due formazioni MSZP (partito socialista ungherese) e Jobbik (movimento per una migliore Ungheria, di ispirazione neofascista) entrambe accreditate intorno al 15-16%. Nutrono la speranza di eleggere almeno un eurodeputato ciascuna le due liste Momentum e DK (coalizione democratica), che stando agli ultimi sondaggi prenderanno circa il 6%. 

La denuncia

La sospensione dal partito popolare europeo e le sanzioni richieste da Strasburgo lo scorso settembre sembrano non aver scalfito l’uomo forte di Budapest. Ma le maggioranze bulgare a favore di Fidesz sono sotto accusa insieme ad Orban, sulla cui figura aleggiano vecchi sospetti. In un articolo diffuso dalla piattaforma di Open Democracy - organizzazione finanziata anche da George Soros, storico rivale di Orban - il premier ungherese viene apertamente accusato di brogli, irregolarità e corruzione nelle tornate elettorali che gli hanno consegnato il Governo del Paese.  “Da quando è arrivato al potere nel 2010 - scrivono Elliott Goat e Rozi Bazsofy - i controversi cambiamenti al sistema elettorale ungherese hanno permesso a Orban di consolidare il suo potere e mettere in atto la sua agenda di ‘democrazia illiberale’ nella quale si rispecchiano i leader di estrema destra in tutta Europa”. 

Voti "importati"

Open Democracy denuncia una vera e propria importazione di elettori, giunti in massa dall’Ucraina in Ungheria per votare le liste di Orban. “Jozsef Kilb, l'ex sindaco di Tiszaújlak (in Ucraina), che confina con l'Ungheria, ha detto di aver trasportato centinaia di persone oltre il confine per votare per il partito Fidesz alle elezioni dello scorso anno”, si legge nel dossier anti-Orban.  “La stampa locale - si legge - ha scoperto enormi irregolarità nella registrazione degli elettori nelle zone di confine”. “Nella provincia di Szabolcs-Szatmár-Bereg, sono state registrate 110 persone che vivrebbero in una casa unifamiliare con due letti, mentre in un'altra casa a un piano risultano registrate 200 persone”. L’escamotage sarebbe servito per permettere alle comunità ungheresi che vivono in Romania, Serbia e Ucraina di partecipare alle elezioni del 2011 pur non avendo la residenza in Ungheria.  “In seguito, sia la Corte suprema dell'Ungheria che l'ufficio del pubblico ministero hanno stabilito che vi era stata una frode elettorale ‘organizzata' sul confine ucraino-ungherese che coinvolgeva il traffico illegale di elettori nei giorni delle elezioni”, prosegue la ricostruzione. Tuttavia, la Corte dichiarò che non c'erano prove sufficienti per ordinare un nuovo voto.

I brogli

Secondo il rapporto di Open Democracy, interviste condotte con oltre 160 funzionari dei seggi elettorali rivelano anche l’acquisto di pacchetti di voti e intimidazioni. “Nell'Ungheria centrale - scrivono gli attivisti - gli elettori hanno detto a un delegato dell'opposizione che i loro voti erano stati comprati e che agli agenti elettorali erano stati dati soldi per ogni persona che avevano portato a votare per Fidesz”.  In un villaggio molto povero, si denuncia che gli elettori, in gran parte anziani, “hanno ottenuto 5000 fiorini ungheresi (16 euro) ciascuno per il loro voto”. Gli agenti che hanno “convinto” gli elettori avrebbero ricevuto 10mila fiorini (30 euro) per elettore, accumulando milioni di fiorini, che corrispondono a migliaia di euro.  Molte delle accuse riportate da Open Democracy sono originariamente apparse su organi di stampa locali. Ma non avrebbero mai trovato spazio nei media nazionali.

Le ripercussioni dello scandalo austriaco

E i guai per Orban sono arrivati anche dalla vicina Austria dove l'ormai ex vicepremier, Heinz-Christian Strache, aveva lodato il sistema mediatico messo in piedi dal premier ungherese. Finito nella graticola per un video girato di nascosto che lo riprende mentre accetta mazzette in cambio di favori, il leader del Fpo, partito della libertà di estrema destra, era disposto a ricevere fino a due milioni di euro di finanziamenti al proprio partito in cambio del 50% delle quote del principale giornale austriaco. L’obiettivo era quello di mettere la museruola alla stampa e controllare “il panorama mediatico come [ha fatto] Orban”. Un vero e proprio “riconoscimento” internazionale del metodo Orban, che ha provocato l’immediata richiesta, da parte dell’opposizione ungherese, dell’apertura di un’indagine a carico dello stesso premier. Premier che al momento non si preoccupa e si prepara anzi a stravincere le elezioni europee e mandare all’Eurocamera circa 14 deputati.  

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