Porti aperti a ong e migranti, il Parlamento Ue dice 'no' grazie all'astensione del M5s

La risoluzione, sostenuta da Pd, verdi e sinistra, chiedeva anche la redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo tra gli Stati membri. Bocciata per soli 2 voti. Pesa la posizione del Movimento, che si giustifica: “Testo vago e polarizzato”

Il Parlamento europeo ha respinto la risoluzione sui salvataggi in mare dei migranti che chiedeva anche porti aperti alle Ong. La plenaria di Strasburgo ha respinto il testo con per soli due voti con 290 contrari, 288 a favore e 36 astenuti. Decisiva è risultata quindi la scelta dell'astensione del Movimento 5 Stelle che con i suoi 14 voti, se avesse votato insieme agli alleati di governo del Pd a favore del testo, ne avrebbe assicurato l'approvazione.

Gli schieramenti

Tra i 290 contrari al testo la stragrande maggioranza del Ppe (con Forza Italia), le destre sovraniste di cui fa parte la Lega, l'Ecr dove siede Fratelli d'Italia e qualche eurodeputato di Renew Europe. A favore il gruppo dei Socialisti e democratici di cui fa parte il Pd, la stragrande maggioranza dei Liberali, la Sinistra Unita Gue ed i Verdi.

M5s: "Occasione persa"

“Un'occasione persa” che “poteva trasformarsi nella presa di posizione forte che l’Italia e l’Europa aspettano da anni”, l'ha definita la deputata del M5S Laura Ferrara, spiegando in una nota che l'astensione è stata dovuta a al fatto che non erano stati accettati alcuni emendamenti del Movimento che, a suo avviso, “restituivano concretezza e ambizione ad un testo altrimenti vago e polarizzato”. Nello specifico ha fatto discutere il paragrafo 9 che nel testo originale invitava “gli Stati membri a mantenere i loro porti aperti alle navi delle Ong”.

L'emendamento della discordia

L'emendamento del Movimento 5 Stelle chiedeva di aggiungere “delle Ong impegnate in operazioni di ricerca e soccorso, in linea con le pertinenti convenzioni internazionali e altre norme applicabili”. E proprio il riferimento alle “altre norme applicabili” non è piaciuto ai promotori del testo, i gruppi dei Socialisti&Democratici, i Liberali di Renew Europe, Verdi e la Gue, che hanno bocciato l'emendamento ritenuto un chiaro riferimento al decreto Sicurezza voluto da Matteo Salvini, che al contrario di quanto richiesto dalla risoluzione tende a criminalizzare il lavoro dele Ong che salvano i migranti in mare. Nei fatti però molte delle richieste del Movimento erano state accettate e il testo, grazie a un emendamento presentato da Socialisti, dai Verdi e dallo stesso M5s, chiedeva inoltre "un meccanismo permanente e obbligatorio di ricollocamento per gli arrivi via mare". Da qui la sorpresa per alcuni nel vedere i 14 deputati pentastellati astenersi nel momento decisivo del voto complessivo sulla risoluzione. 

Il 'messaggio' dei 5 stelle

La mossa dei 5 stelle rischia di creare un nuovo fronte di scontro con i colleghi del governo del Pd. Ma secondo alcune fonti dell'Eurocamera, al di là delle dichiarazioni ufficiali, l'obiettivo dei deputati pentastellati era proprio quello di mandare un messaggio al fronte progressista, Verdi compresi: "Finora i 5 stelle, nonostante l'appoggio all'esecutivo di Ursula von der Leyen, non hanno ottenuto quelle contropartite che si aspettavano - dice una fonte di Strasburgo - I Verdi non hanno ancora sciolto le riserve sul loro ingresso nel gruppo e di fatto i deputati M5s sono ancora tra i non iscritti, con una agibilità politica molto limitata. Oggi hanno ricordato che i loro voti hanno comunque un peso". Se questo è davvero il messaggio, bisognerà vedere se colpirà nel segno. "Secondo me è stato un grave autogol", dice un'altra fonte, vicina al partito di Di Maio.

La risoluzione

La proposta di risoluzione bocciata dalla plenaria dell'Europarlamento invitava "gli Stati membri a mantenere i loro porti aperti alle navi, comprese le navi delle Ong, che hanno effettuato operazioni di salvataggio intendono far sbarcare i passeggeri". La versione originale della risoluzione, che era stata adottata dalla commissione Libertà civili, prevedeva poi di vietare a livello Ue la "criminalizzazione" delle attività di assistenza in mare. La risoluzione chiedeva anche di "potenziare le operazioni proattive di ricerca e soccorso fornendo una quantità sufficiente di navi e attrezzature specificamente dedicate alle operazioni (...) lungo le rotte sulle quali possono contribuire efficacemente al salvataggio di vite umane". Il testo evocava inoltre una possibile missione di salvataggio Ue "coordinata da Frontex" o una serie di "operazioni internazionali, nazionali o regionali distinte, preferibilmente civili". 

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