L'Estonia tassa l'alcol. E i turisti fuggono

I finlandesi, che erano soliti andare nel paese per godere dei prezzi bassi di bevande alcoliche stanno ora scegliendo altre mete, e gli stessi cittadini del Paese vanno nella vicina Lettonia per i loro acquisti

La battaglia dell'Estonia per ridurre l'alcolismo non sta facendo bene al turismo. I vicini finlandesi che erano soliti fare il viaggio di due ore in traghetto per raggiungere Tallin e comprare alcolici a buon mercato stanno ora dirigendosi in altri Paesi. Il governo ha fortemente aumentato la tassazione su queste bevande ma la scelta ha avuto effetti indesiderati. Ad aprile secondo l'agenzia Bloomberg, si è registrato il calo più pronunciato dal 2009 del numero di pernottamenti in hotel da parte dei visitatori finlandesi e ha segnato il decimo mese consecutivo di calo nell'ultimo anno, la serie peggiore dal 2007. E questo impatto non va sottovalutato visto che il turismo rappresenta circa il 7% del prodotto interno lordo dell'Estonia e da esso derivano più dei due quinti di tutti gli acquisti di alcolici.

E a trarre beneficio da questa tendenza è stata la Lettonia che ha mantenuto prezzi bassi sugli alcolici. Secondo la Camera di commercio estone i liquori nel Paese costano quasi il doppio che nei negozi sul lato lettone del confine, e un pacco di 24 bottiglie di birra 2 volte e mezzo di più. Una bottiglia del whisky irlandese Tullamore Dew, ad esempio, costa oggi a Riga 15,69 euro, contro i 23,99 che si pagano a Tallinn, e per questo adesso gli stessi estoni stanno attraversando la frontiera per acquistare alcolici. Secondo un recente sondaggio il 39 percento dei cittadini del Paese ha comprato alcolici oltre confine o ha chiesto a qualcuno di portare alcol a buon mercato e circa il 10 percento ha intrapreso un viaggio specificamente per acquistare alcune bottiglie in Lettonia. E anche le casse dello Stato ne stanno risentendo. L'Estonia lo scorso hanno ha subito una diminuzione di 34 milioni di euro nelle entrate da tasse sugli alcolici.

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