Errori giudiziari causati dalla geolocalizzazione degli smartphone, liberati 32 detenuti

Succede in Danimarca. I casi pendenti rinviati di due mesi per approfondire l'uso dei dati di posizionamento dei telefoni cellulari. Sotto accusa il software che converte le informazioni grezze in prove utilizzabili di fronte ai giudici

Oltre 10mila processi di revisione sono partiti in Danimarca dopo che è stata messa in dubbio l’affidabilità dei dati di geolocalizzazione degli smartphone. I media locali riferiscono che le autorità danesi avrebbero già rimesso in libertà 32 detenuti, messi in carcere in forza di prove basate sui registri di posizionamento dei dispositivi messi a disposizione dalle compagnie di telefonia mobile. La decisione su una quarantina di casi pendenti è invece stata rinviata di due mesi, in attesa che le autorità facciano chiarezza.

Difetti del software

L’inesattezza dei dati sarebbe imputabile a difetti del software che trasforma i dati grezzi delle celle telefoniche in prove utilizzabili di fronte ai giudici. Tra gli errori scoperti dalla polizia c'è la tendenza del sistema a omettere alcuni dati durante il processo di conversione. Il che significa che vengono registrate solo alcune chiamate e che i dati di geolocalizzazione del telefono sono materialmente incompleti.

Il sistema utilizzato avrebbe anche collegato smartphone a più celle telefoniche contemporaneamente, a volte a centinaia di chilometri di distanza l’una dall’altra, registrando erroneamente anche il luogo di partenza di messaggi di testo.

Le conseguenze 

Le autorità di Copenhagen spiegano che le inefficienze tecniche potrebbero non solo aver collocato persone innocenti sulla scena del crimine, ma anche aver scagionato soggetti colpevoli erroneamente esclusi dalle indagini per via delle inesattezze nella geolocalizzazione.

Il ministro della Giustizia danese, Nick Haekkerup, ha accolto con favore la decisione di sospendere i procedimenti in corso, affermando che la priorità deve essere sempre quella di evitare errori giudiziari. "Non dovremmo correre il rischio che persone innocenti possano essere condannate", ha detto il guardasigilli danese.

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