Migranti, Erdogan attacca l'Ue: "Faccia di più, noi accolto 4 milioni di profughi”

Il presidente turco sponsorizza l’ingresso di Albania e Macedonia del Nord. E se la prende con i sovranisti per aver “bloccato la politica di allargamento" dell'Unione. Compreso il processo di adesione di Ankara

Non c’è solo l’establishment politico europeo a lamentarsi delle forze cosiddette “populiste”, che hanno rimesso in dubbio i principi di allargamento e inclusione dell’Ue. Mentre Bruxelles si interroga su quale strategia adottare nei Balcani, dal presidente turco arriva infatti una stoccata destinata a far discutere. “Negli ultimi tempi vediamo che la politica di allargamento è bloccata ad opera di alcune forze populiste - ha detto Recep Tayyip Erdogan, schierandosi a favore dell’ingresso in Europa di Albania e Macedonia del Nord. “Le tendenze negative - prosegue il turco - di divisione e discriminazione che si allargano nel continente rappresentano una minaccia per il futuro e per le potenzialità della regione”.

Dal vertice del Processo di cooperazione del Sudest Europa (Seecp), in corso a Jahorina, località montana non lontana da Sarajevo, Erdogan è anche tornato su un altro argomento che per anni fu al centro delle relazioni tra Ankara e Bruxelles, quello dei migranti. Il presidente turco ha ricordato che il suo Governo ha dovuto stanziare oltre 37 miliardi di dollari per i circa quattro milioni di profughi, 3,6 milioni dei quali provenienti dalla Siria, che sono arrivati nel Paese. E ha chiesto all'Europa maggior coesione nella gestione delle rotte migratorie. 

“L'emersione in Europa di tendenze ad escludere piuttosto che accogliere minaccia le speranze”, attacca Erdogan, che poi torna al suo cavallo di battaglia: “Ci auguriamo che Balcani ed Ue si uniscano facendo propri i medesimi ideali”. 

Dietro alle richieste di allargamento dell’Unione ai Balcani occidentali non ci sono solo le comprensibili speranze di Erdogan di vedere, in un futuro non troppo lontano, la Turchia più vicina se non all’interno dell’Unione europea. Ma anche gli interessi economici che intrecciano il destino di Ankara a quello delle capitali balcaniche.

L’autostrada Sarajevo-Belgrado, da Erdogan definita “la via della pace”, verrà realizzata da imprese turche. Una grande opera destinata a facilitare i collegamenti e ridurre i tempi di percorrenza attualmente insostenibili da imprese e cittadini, a causa della inadeguatezza della strade esistenti.

“Abbiamo firmato i necessari memorandum sia con la parte bosniaca che con quella serba, e contiamo di avviare i lavori in tempi brevi, avendo come obiettivo aumentare la nostra competitività nell'era della globalizzazione”, ha concluso il presidente turco.

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