Ema, arrivano i ricorsi dell'Italia. Ma la Commissione Ue: “Decisione presa, dibattito elettorale”

Il governo e il Comune di Milano hanno chiesto ai giudici europei di pronunciarsi sull'assegnazione della sede dell'Agenzia del farmaco ad Amsterdam. Ma la risposta potrebbe arrivare tardi e restano i dubbi sul merito delle contestazioni. 

ANSA/ UFFICIO STAMPA/ REGIONE LOMBARDIA

Alla fine i ricorsi contro l'assegnazione ad Amsterdam della sede dell'Ema, l'Agenzia del farmaco, sono stati spediti: quello del governo in direzione della Corte di giustizia dell'Unione europea, quello del Comune di Milano al Tribunale Ue. In entrambi i casi, si contestano i ritardi nella costruzione della nuova sede olandese dell'agenzia: per l'Italia, l'Olanda avrebbe mentito sull'operatività degli uffici per l'Ema quando ha presentato la sua candidatura e dunque la votazione del Consiglio Ue del dicembre scorso, in cui Milano è stata battuta solo al termine di un sorteggio, va annullata. Una richiesta che pero' lascia non pochi dubbi, a Bruxelles come in Lussemburgo, sede dei tribunali Ue. E che la Commissione europea ha bollato, non proprio benevolmente, come parte della campagna elettorale. 

I dubbi sul ricorso

Nel testo del ricorso del governo, si evince che l'Italia chiede che la Corte Ue impugni la decisione del Consiglio del dicembre scorso di assegnare l'Ema ad Amsterdam. Di questa decisione non esiste un atto vero e proprio, ma un comunicato stampa. Fonti Ue nutrono seri dubbi che i giudici possano pronunciarsi su una decisione di cui non esiste un atto giuridico. 

Il primo atto vero e proprio, infatti, sarà il regolamento sul funzionamento dell'Ema che la Commissione Ue ha redatto e che ha trasmesso al Parlamento europeo. E' in questo regolamento che, per la prima volta, ci sarà la formalità dell'assegnazione dell'agenzia ad Amsterdam. Ed è su questo regolamento che gli eurodeputati italiani hanno annunciato battaglia: “Faremo un sopralluogo nella capitale olandese per verificare la situazione – ha annunciato il relatore sul regolamento, l'italiano Giovanni La Via – Serve chiarezza e soprattutto occorre garantire che un'agenzia cosi' importante come l'Ema abbia assicurata la piena operatività subito dopo il trasloco da Londra”. I parlamentari hanno presentato emendamenti al regolamento e non sono solo gli italiani a chiedere un cambio di sede: gli spagnoli, per esempio, hanno proposto Tolosa. Il testo definitivo sarà votato fra due mesi, ma già oggi, a sentire quel che si dice nei corridoi di Bruxelles, in pochi pensano che il Parlamento possa ribaltare la decisione del Consiglio. Anche su questo versante, insomma, Amsterdam sembra salva.

La Commissione Ue: “Campagna elettorale”

In questo tour di istituzioni, non potevano mancare gli appelli (e le pressioni) alla Commissione europea. Il governatore lombardo Roberto Maroni, ieri, aveva chiesto all'Esecutivo Ue di intervenire nel merito. Ma la risposta (secca e stizzita) non è certo un'apertura alle istanze di Milano: “Né io personalmente, né la Commissione siamo parte del dibattito elettorale italiano - ha detto il commissario Ue alla Salute, Vytenis Andriukaitis - la decisione del Consiglio è stata presa, e noi seguiamo questa decisione. Non sta alla Commissione prendere parte a un dibattito che è molto vicino alla campagna elettorale italiana”. Traducendo tra le righe, senza troppi rischi di cattiva interpretazione, Bruxelles dice chiaramente che il ricorso italiano sembra più una questione da “dibattito elettorale”, che realmente giuridica. La decisione “è stata presa” dal Consiglio, e quindi anche dall'Italia. La Commissione “è in contatto con il governo olandese, seguiremo il calendario previsto e vedremo come aiutare i Paesi Bassi a ottemperare agli obblighi assunti”, ha chiarito Andriukaitis.

I tempi della giustizia

Volendo dare speranza nel merito alla battaglia legale di governo e Comune, un'altra tegola è rappresentata dai tempi di un ricorso di questo tipo. Secondo la relazione della Corte di giustizia Ue relativa al 2016, l'ultima pubblicata dai magistrati di Lussemburgo, la durata dei procedimenti per la trattazione dei ricorsi diretti, categoria nella quale rientrano i ricorsi per annullamento,  è stata in quell'anno di 19,3 mesi, in media. E' evidente che, se si seguisse la procedura ordinaria e posto che il ricorso venga accolto, l'azione del governo rischierebbe di essere vana, perché la decisione arriverebbe probabilmente ben oltre la data della Brexit, che è il 30 marzo 2019, data nella quale l'Ema dovrebbe essersi trasferita ad Amsterdam. E' quindi probabile che il governo chieda una procedura accelerata o d'urgenza: nel caso la richiesta venisse accolta, i tempi si abbrevierebbero di molto, scendendo a quattro-sei mesi, o anche meno. 

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Commenti (1)

  • pagliacciUE non si smentiscono mai. d'altra parte chissà quanto hanno preso...

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