Ema a Milano, Grecia alleata dell'Italia: “Se Atene non passa votiamo il capoluogo lombardo”

Il ministro degli Esteri di Atene propone un'alleanza dei Paesi del Mediterraneo per portare le agenzie, che dovranno traslocare da Londra dopo la Brexit, al Sud

La presentazione della candidatura di Milano a sede Ema / ANSA

L'Italia potrebbe trovare un alleato prezioso nella Grecia nella battaglia per portare, dopo la Brexit, l'Agenzia europea dei medicinali (Ema) a Milano. Atene ha fatto sapere che se la sua candidata non passerà il primo turno dei voti al Consiglio Ue, incaricato di decidere sul trasloco dell'Agenzia al momento a Londra, appoggerà il capoluogo lombardo. Lo ha assicurato, a margine del Consiglio Affari Generali in Lussemburgo, il viceministro degli Esteri greco Georgios Katrougalos. "Se ci sarà Milano e non noi, voteremo Milano", ha affermato in risposta alla domanda di un giornalista.

I greci però chiedono reciprocità in questa strategia. "Naturalmente se passiamo noi al secondo round contiamo sul sostegno dell'Italia”. La votazione si terrà il 20 novembre e oltre all'Ema riguarderà anche l'Eba, L'Autorità bancaria europea, ma oggi i 27 ministri hanno tenuto una discussione politica sulla rilocalizzazione di queste due agenzie. “Ho proposto ai miei colleghi del Sud di mostrare questa solidarietà. Abbiamo già iniziato una conferenza dei sette Paesi del Sud Europa, si tratta della seconda, terza e quarta economia in Europa. Pensiamo che l'allocazione delle agenzie possa riflettere l'importanza” degli Stati del Mediterraneo, tenendo presente che “rispetto ad altre parti del continente, il Sud ha meno agenzie", ha dichiarato Katrougalos.

Italia: lavori in corso

"Il lavoro" per portare l'Ema a Milano "è in corso”, ha spiegato il sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, che però pubblicamente non ha risposto all'invito del collega greco, spiegando: “Come si deve, per un lavoro serio e difficile, lo manteniamo in via confidenziale". Parlando di strategie Gozi ha affermato che “è facile immaginare che tutti faranno la loro corsa fino al 20 novembre e questo è un sistema che rende molto difficile sia la costruzione di alleanze, che far emergere le scelte migliori alla luce dei criteri. Ma ce la metteremo tutta", concludendo che “le buone scelte si contano sulle dita di una mano".

Del tema si sarebbe dovuto parlare anche al livello più alto, quello dei capi di Stato e di governo, ma fonti del Consiglio spiegano che il presidente Donald Tusk non ha intenzione di affrontare questa discussione. “I criteri della Commissione sono sul tavolo, gli Stati votino e si deciderà”, ha spiegato la fonte, secondo cui “i leader non possono permettersi di dividersi" su una questione come questa avendo al momento altre priorità.

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