Da Tsipras alla Romania: le europee mandano in tilt 5 governi

In Grecia convocate elezioni anticipate. E lo stesso potrebbe accadere a Vienna, Bucarest e Londra. Mentre in Francia Le Pen chiede la testa di Macron

Emmanuel Macron e Alexis Tsipras durante un vertice Ue a Bruxelles

All’indomani delle elezioni europee, la resa dei conti è aperta in almeno cinque Paesi dove gli elettori hanno bocciato la compagine di governo e premiato le opposizioni. I primi a chiedere la testa del presidente sono i nazionalisti francesi guidati da Marine Le Pen, forti della vittoria sul partito di Emmanuel Macron. Nel Regno Unito la premier Theresa May si è già portata avanti con il lavoro presentando le dimissioni da leader conservatrice alla chiusura delle urne. Le richieste di elezioni anticipate pressano anche i governi di Vienna, Atene e Bucarest. Ma andiamo con ordine.

Grecia

La prima testa a cadere a poche ore dalla chiusura dei seggi delle europee è stata quella di Alexis Tsipras in Grecia. Syriza ha perso la maggioranza, fermandosi al 23,7%. A uscire vincitore dalle urne è il centrodestra di Nea Demokratia al 33,2%, che adesso punta a riprendere quello scettro del governo che proprio Tsipras gli aveva sottratto nel pieno della crisi greca. Il leader di Syriza ha deciso di evitare code polemiche confermando quanto aveva annunciato prima del voto europee, ossia la convocazione di elezioni anticipate in caso di sconfitta. 

A pesare sul calo di consensi del governo in carica, secondo la destra ellenica, lo storico accordo siglato con la Repubblica del Nord Macedonia. Ma proprio questo accordo potrebbe essere la carta che Tsipras ha in mente di giocarsi sui tavoli europei. Magari per un futuro incarico nella nuova Commissione Ue.   

Francia

L’affermazione del Rassemblement national, alleato in Europa con la Lega, porta i nazionalisti al primo posto con il 23,3%, contro il 22,4% della Coalition Renaissance guidata da Macron. Una vittoria di misura e preceduta dal 24,85% che si aggiudicò la Le Pen nel 2014. Ma tanto basta alla leader carismatica dell’estrema destra francese per chiedere che l’inquilino dell’Eliseo presenti le dimissioni e si torni al voto. Anche l’affermazione dei verdi, al 13,4%, fa pensare a una pericolosa emorragia di voti a sinistra per il presidente della Repubblica. Un mal di pancia popolare che in pochi si sarebbero immaginati a soli due anni dall’elezione di Macron.

Regno Unito

Governo in subbuglio anche a Londra, dove la premier Theresa May ha già annunciato le dimissioni da leader del partito conservatore e, dunque, dalla poltrona di prima ministra. Gli anti-Ue si riconoscono molto di più nelle posizioni dure e pure del padre politico della Brexit, Nigel Farage. La sua formazione, con il 31,7%, si prende la leadership della destra inglese e fa precipitare i conservatori sotto la soglia psicologica del 10% (si fermano solo all’8,7%). Caos anche nell’opposizione, con i laburisti che diventano terza forza politica del Paese, sorpassati dai liberal-democratici. Questi ultimi “sfondano” il muro che separa i britannici dal secondo referendum sull’uscita dall’Unione europea. Una prospettiva esclusa dal leader laburista Jeremy Corbin, pesantemente castigato dalle urne. 

Austria

In Austria le elezioni anticipate erano già nell’aria all’indomani dello scandalo che ha colpito la seconda forza di Governo, l’estrema destra del partito della Libertà. Ora anche i socialdemocratici promettono di votare la sfiducia al cancelliere Sebastian Kurz. Quest’ultimo incassa però un notevole risultato alle europee, sfiorando il 35%. L’affermazione dei popolari di Kurz, che la scorsa settimana ha sostituito i ministri dell'Fpoe con alcuni tecnici in seguito all'Ibiza gate, rafforzano la posizione del giovane cancelliere, che a questo punto potrebbe guardare alle elezioni anticipate come l’opportunità per assicurarsi una guida più solida al Governo di Vienna. 

Romania

Doppia batosta per il partito di Governo a Bucarest. I rumeni hanno infatti bocciato, con oltre l'80%, la controversa riforma giudiziaria portata avanti dal Partito socialdemocratico, contro la quale si era espressa la Commissione europea. Il referendum consultivo era stato indetto assieme alle europee dal presidente Klaus Iohannis, membro dell'opposizione popolare, contro l’Esecutivo. La formazione di cui fa parte Iohannis, il Partidul National Liberal, si aggiudica anche la vittoria alle europee, con il 26,7%, contro il 23,3% del partito di Governo. Ma quest’ultimo è tallonato dalla coalizione Alliance 2020, che raggiunge il 21,4%. Percentuali che, secondo i leader dell’opposizione, si traducono in un avviso di sfratto per il Governo di centrosinistra. 

A dare l'ultimo colpo alla maggioranza in carica è arrivata oggi la sentenza con cui Liviu Dragnea, leader dei socialdemocratici, è stato condannato a 3 anni e mezzo di prigione per aver pagato con fondi pubblici (è questa l'accusa) lo stipendio di due esponenti del suo partito.

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