Irlanda alle urne, Sinn Fein vola nei sondaggi ma non ha abbastanza candidati per governare

Il partito di sinistra che punta alla riunificazione dell'isola cresce nei consensi grazie al suo programma sociale, ma difficilmente potrà guidare il prossimo governo a causa di errori di strategia. Punito l'attuale premier Varadkar il cui Fine Gael è dato solo terzo

Al centro Mary-Lou McDonald - foto archivio Ansa

Le elezioni in Irlanda potrebbero segnare per la prima volta una svolta nel panorama politico dell'isola. Tutti i sondaggi danno in vantaggio la formazione della sinistra repubblicana, Sinn Fein, che con il 25% sarebbe in testa alle intenzioni di voto dei cittadini che saranno chiamati domani a rinnovare i 159 membri del Parlamento.

Sconfitta per il permier

Nella consultazione, i cui risultati saranno annunciati domenica, si preannuncia una sconfitta per i popolari del Fine Gael del premier uscente, Leo Varadkar, che si fermerebbero al 20% nonostante la gestione ritenuta positiva della questione Brexit, un avvenmento che toccherà la nazione in maniera profonda. Il partito è al potere dal 2011, quando l'Irlanda era in crisi economica e pochi mesi dopo ha siglato un accordo di salvataggio internazionale. Varadkar guida il Fine Gael dal 2017, quando è diventato il più giovane taoiseach (capo del governo) di tutti i tempi e ha svolto un ruolo chiave nel determinare la posizione dell'Ue sul divorzio dal Regno Unito e in particolar modo sul confine irlandese. Il partito ha anche inaugurato una rivoluzione sociale in Irlanda, con la legalizzazione del matrimonio gay e dell'aborto. Seconda formazione del Paese, se saranno confermati i sondaggi, dovrebbero essere i essere i liberali del Fianna Fail di Micheal Martin.

La nuova leadership

Ad appena due anni dal pensionamento del suo storico leader Gerry Adams, che per molti rappresentava il volto del partito quando era ancora associato all'Irish Republican Army, la fazione armata che lottava contro il dominio britannico nel nord dell'isola, il partito della sinistra cattolica e repubblicana è per la prima volta concretamente ben posizionato per influenzare la guida del Paese, spinto dalle tematiche sociali su cui incentra la propria propaganda, e dalla stanchezza degli irlandesi nei confronti delle due grandi formazioni che da sempre si alterano al potere. Nonostante questo la formazione guidata dalla nuova leader, Mary-Lou McDonald, 50enne dublinese che nulla ha a che vedere con la guerra civile in Irlanda del Nord conclusa nel 1998, è molto difficile che possa esprimere il premier del futuro governo.

Pochi candidati

Questo perché non ha nemmeno presentato abbastanza candidati, avendone solo 42 per le 39 circoscrizioni rispetto agli 84 del Fianna Fáil e gli 82 del Fine Gael. Il pessimo risultato alle scorse europee ha fatto abbassare le aspettative in un errore che ora potrebbe essere pagato caro nel sistema elettorale irlandese, denominato del voto singolo trasferibile. In questo sistema ogni elettore più esprimere in ogni collegio più preferenze numerando i candidati che sceglie dal preferito in poi. In un colleggio possono essere poi eletti più candidati, grazie alle percentuali che vengono trasferite tra i vari collegi grazie a un complicato sistema che avvantaggia chi ha più candidati. Per questo è possible che alla fine il Fianna Fail possa eleggere più parlamentari e che a ricevere l'incarico di formare il governo potrebbe essere Martin, che però dovrà riuscire a creare una coalizione.

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Il programma del partito

"Penso che sia passata l'idea che dopo un secolo c'è vita e politica oltre il Fine Gael e il Fianna Fail", ha commentato riferendosi ai sondaggi McDonald. Nel programma del partito, che si è anche battuto contro la Brexit, c'è la riunificazione con l'Irlanda del Nord ma a fare presa sono soprattutto le promesse sull'abbassamento dei costi delle abitazioni e degli affitti, per la cura dei figli e dei costi assicurativi. In Irlanda del Nord il Sinn Fein condivide il potere con gli unionisti del Dup, in un governo che è stato formato nuovamente il mese scorso dopo tre anni di stallo che hanno paralizzato la regione britannica. Non ha mai governato nella Repubblica d'Irlanda, dove Adams lo ha condotto al terzo posto a seguito del devastante crollo dell'immobiliare dieci anni fa e dove nel voto del 2016, vinto dal Fine Gael, ha ottenuto il 14%.

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