Draghi si schiera con i falchi di Bruxelles (e contro Gentiloni): “Non basta la crescita per ridurre il debito”

Dopo l'affondo del vicepresidente della Commissione Ue Katainen sui mancati miglioramenti delle finanze italiane, arrivano oggi le parole del presidente della Bce. Che sembrano indirizzate proprio a Roma

Fonte: European council

I paesi dell'Eurozona non devono “solo attendere la crescita per ridurre gradualmente il debito”. Dopo l'affondo del vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, sui mancati miglioramenti delle finanze italiane, arrivano oggi le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, a rilanciare il campanello di allarme su Roma.  

“Bisogna mettere in ordine le nostre case fiscali e costruire riserve per il futuro, non solo attendere che la crescita riduca gradualmente il debito", ha detto il numero uno della Banca centrale europea nel corso di un congresso a Francoforte, spiegando che “con la ripresa in corso, ora è il momento giusto per l'area dell'euro per affrontare ulteriori sfide alla stabilità”.Draghi non cita l'Italia, ma è chiaro che al duo Gentiloni-Padoan fischiano le orecchie. Anche perché le parole del governatore della Bce arrivano a pochi giorni dalle dichiarazioni di Katainen, già noto al nostro paese per le sue posizioni rigoriste: “In Italia la situazione non sta migliorando”, aveva detto il vicepresidente dell'Esecutivo Ue in riferimento alle ultime previsioni economiche di Bruxelles. Previsioni salutate a Roma con esultanza, dato che il Pil del 2017, per la prima volta da anni, farà segnare un balzo del 1,5%. Ma la crescita non basta, almeno stando alla Commissione Ue: il debito continua a non scendere, a dispetto degli impegni presi dall'Italia. E questo potrebbe aprire la porta a una procedura contro il nostro paese.

Per il momento, a Bruxelles si prende tempo. La valutazione della situazione italiana sembra rinviata alla prossima primavera (ossia dopo le elezioni). Per Draghi, un modo di superare l'impasse c'è e richiede sforzi sia da chi deve ridurre il debito (l'Italia per l'appunto), sia da chi invece i conti li ha in regola ma frena sull'attuazione di misure come il fondo comune di risoluzione delle crisi bancarie. Almeno questo sembra il messaggio che i governatore lancia quando, sempre parlando a Francoforte, dice che gli Stati membri devono “attuare riforme strutturali che consentano alle nostre economie di convergere e crescere a velocità più elevate nel lungo periodo” e al contempo devono “affrontare le rimanenti lacune nell'architettura istituzionale della nostra unione monetaria".

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