Diritti dei cittadini, Irlanda e conto del divorzio: tutti i punti dell'accordo sulla Brexit

Nel documento di 15 pagine, tanti passaggi ancora poco chiari. Soprattutto sulla cifra che il Regno Unito dovrà versare all'Ue per gli impegni presi prima dell'uscita 

L'accordo di 15 pagine definito da Regno Unito e Unione europea per la Brexit affronta tre questioni: i diritti dei cittadini europei che risiedono nel Regno Unito dopo il 2019 e quelli dei cittadini britannici in Europa, gli impegni finanziari di Londra con l'Ue e le relazioni fra l'Irlanda del Nord e l'Irlanda. Il testo dovrà essere approvato dai paesi membri Ue. Ecco punto per punto cosa dice il testo dell'intesa.

I diritti dei cittadini

I cittadini Ue nel Regno Unito potranno continuare ad avere gli stessi diritti di cui godono oggi anche dopo la Brexit. E' questo, forse, il punto su cui l'accordo raggiunto a Bruxelles si sofferma con maggior chiarezza. “I negoziatori – si legge nel testo - hanno raggiunto un'equa e giusta visione comune, fondata sulla legge Ue come interpretata dalla Corte di giustizia europea, sulla protezione dei cittadini che hanno costruito la propria vita sulla base dei diritti comportati dalla partecipazione del Regno Unito alla Ue”. I diritti derivati dalla legge Ue, se “fondati su scelte di vita fatte prima della data del ritiro del Regno Unito dall'Unione, continueranno a essere esercitati”. Chi non ha ancora acquisito pienamente i diritti di residenza, se non vive nello Stato ospite da almeno 5 anni, sarà pienamente protetto dall'accordo e potrà acquisire i diritti della residenza permanente anche dopo la Brexit. Saranno protetti gli attuali diritti di coniugi, partner registrati, familiari, nonni, figli, nipoti e persone in "relazione stabile" che non vivono nello stesso Stato del cittadino Ue residente nel Regno Unito (e viceversa), nel senso che potranno raggiungerlo in futuro. 

L'accordo copre anche i futuri coniugi (che non lo sono al momento della Brexit 'sostanzialè): di questo però si parlerà nella seconda fase del negoziato. Copre in ogni caso tutti i figli nati prima o dopo Brexit indipendentemente dallo Stato in cui sono nati con la sola eccezione dei figli nati dopo e per i quali il genitore non coperto dall'accordo ha la mera custodia. 
Per assicurare una coerente interpretazione dei diritti dei cittadini in questione "la visione comune raggiunta dai negoziatori riconosce il ruolo della Corte di giustizia Ue come ultimo arbitro nell'interpretazione della legge dell'Unione a patto che le corti o i tribunali britannici tengano in debito conto le decisioni rilevanti della Corte di giustizia Ue dopo la data del ritiro", chiedano a quest'ultima "quando ritengano necessario", indicazioni interpretative. Questo per 8 anni dalla data di applicazione dell'accordo sui diritti. Inoltre l'attuazione dell'accordo dovrà essere monitorato dalla Commissione mentre nel Regno Unito sarà monitorato da un'autorità nazionale indipendente. 

Irlanda 

 A Londra si chiedevano impegni che evitassero di creare un confine "rigido" (hard border in inglese) fra il Nord, che appartiene al Regno Unito, e la Repubblica di Irlanda. Lunedì il partito unionista nord-irlandese aveva respinto l'ipotesi di un allineamento normativo all'Unione europea riservato a quella parte del Regno Unito, perchè ricordava una "riunificazione normativa" con l'Irlanda. Per mantenere l'impegno a non creare una frontiera "dura" in mezzo all'isola irlandese, è stato stabilito che in caso di mancato accordo con l'Ue su una soluzione per evitare il ritorno della frontiera, sarà il Regno Unito nel suo insieme a mantenere il pieno allineamento con le regole del mercato interno e dell'Unione doganale.  

La questione irlandese apre a una soft Brexit

I conti 

L'assegno che Londra dovrà staccare per uscire dall'Unione europea è stimato tra 40 e 50 miliardi di euro. Lo ha indicato un portavoce di Downing Street all'Afp. Si tratta di più del doppio di quanto inizialmente stimato dal governo britannico (circa 20 miliardi di euro). Nel testo dell'accordo, Londra ha assicurato che pagherà tutto quanto pattuito nell'ambito del bilancio pluriennale 2014-2020. Questo significa versamenti fino a quando si esauriranno tutti i programmi del settennio, almeno fino al 2023. Anche nel "periodo transitorio" dopo il marzo 2019, il Regno Unito dovrebbe essere tenuto a pagare la sua quota al bilancio comunitario, ma questo è ancora nella parte da negoziare. Nel documento concordato non figurano cifre, ma le modalità con cui saranno calcolate. 
 

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