Di Maio e Salvini vogliono dare meno soldi alla Ue? Nel 2016 l'Italia ha già pagato 15,7 miliardi in meno a Bruxelles

Nel 2016 l'Italia ha versato a Bruxelles 15,7 miliardi in meno del 2015 e ne ha ricevuti 0,77 in meno. Rimane il saldo di 4,4 miliardi come contribuente netto all'erario comunitario, i quinti in classifica. Germania, Francia, UK ed Olanda mettono più di noi

© European Parliament, 2017

Di Maio e Salvini vogliono pagare un conto meno salato alla Ue? Già fatto. Nel 2016, lo dice la Corte dei Conti europea, si è registrata una diminuzione di 15,7 miliardi dell'apporto italiano al finanziamento del bilancio dell'Unione, un 'risparmio' del 4,7%. Pur pagando meno, il contributo dell'Italia come contribuente netto - ossia che paga più di quanto riceve - è restato praticamente immutato: 4,4 miliardi nel 2016, lo stesso dato registrato l'anno prima. 

Saldo negativo, ma meglio di Germania, Francia, Regno Unito ed anche Olanda

Il Paese si conferma così al quinto posto tra i maggiori contributori netti, dopo Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi. A certificare che mettiamo sul tavolo meno dell'Olanda è la Relazione annuale su 'I rapporti finanziari con l'Unione europea e l'utilizzazione dei Fondi comunitarì sull'esercizio finanziario 2016' della Corte dei Conti europea.  

Meno fondi Ue nel 2016, ma per questioni di calendario

Parallelamente al conto meno salato, l'Italia ha anche ricevuto meno da Bruxelles nel 2016, passando da 12,07 a 11,3 miliardi di euro ricevuti come somme per l'attuazione delle Politiche europee. Un calo quantitativamente assai inferiore, 0,77 miliardi, ma percentualmente maggiore, un - 6,3%. 

Quest'ultimo taglio è però più di carattere ciclico, legato allo scadere nel 2015 dei fondi programmati nell'esercizio di bilancio precedente (nella Ue dura 7 anni) che non determinato da una stretta ai cordoni della Ue. La dinamica, segnala la Corte, è infatti "frutto di un minor assorbimento di risorse dai Fondi europei dopo l'accelerazione di spesa dell'anno 2015, ultimo del ciclo di Programmazione 2007-2013, e pertanto fortemente condizionato dalle esigenze di pagamento della fase conclusiva". 

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