La Corte Ue blocca la Polonia: “Lede l’indipendenza della magistratura”

Una sentenza del tribunale di Lussemburgo sulla riforma della giustizia dà ragione alla Commissione europea e difende il principio di inamovibilità dei giudici

Proteste a Varsavia contro la riforma della Giustizia - foto archivio Ansa EPA/JAKUB KAMINSKI

Rimpiazzare quasi mezza Corte Suprema cambiando le regole e mandando in pensione i giudici che hanno raggiunto i 65 anni d’età. La riforma previdenziale del Governo di Varsavia è finita nel mirino della società civile prima e delle istituzioni europee poi. E con la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea si avvia ad essere rivista, a meno che il Paese non voglia continuare a tutti i costi il braccio di ferro con Bruxelles.

Indipendenza a rischio

I giudici di Lussemburgo hanno infatti bollato quello del Governo polacco come un tentativo di restrizione del “principio di inamovibilità dei giudici intrinsecamente connesso alla loro indipendenza”. Una presa di posizione subito accolta con favore dalla Commissione europea. “È una sentenza importante a sostegno dell'indipendenza della magistratura in Polonia e altrove”, si legge in una nota della Commissione. Per palazzo Berlaymont, quello della Corte europea è anche “un gradito chiarimento dei principi di irremovibilità e indipendenza dei giudici, che sono elementi essenziali di una tutela giudiziaria efficace nell'Unione europea”. Come ricorda la sentenza, con le nuove norme fissate dal Governo polacco, “l’età per il pensionamento dei giudici della Corte Suprema è stata abbassata a 65 anni”. Una riforma che metteva 27 dei 72 giudici della Corte Suprema a rischio di pre-pensionamento forzato. La misura si sarebbe applicata anche al presidente della Corte Suprema, il cui mandato di 6 anni, stabilito nella Costituzione polacca, si sarebbe concluso con largo anticipo.

La procedura d'infrazione

Il 2 luglio 2018, la Commissione aveva avviato una procedura d'infrazione contro la legge polacca. A fine settembre 2018 la Commissione aveva dunque deferito la causa alla Corte di giustizia dell’Ue, in attesa di un pronunciamento sui principi di indipendenza della magistratura. Ora il Governo di Varsavia dovrà mettersi in regola secondi tali principi ribaditi dalla Corte, mentre la Commissione, qualora ritenga che la Polonia non si sia conformata alla sentenza, potrà proporre un altro ricorso chiedendo, stavolta, sanzioni pecuniarie. 

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