Corte Conti critica la Difesa Ue: piani insufficienti per centrare gli obiettivi di cooperazione

Secondo un rapporto “le attuali iniziative rischiano di rimanere lettera morta e sfociare in un nulla di fatto”

I recenti piani dell'Unione europea per la Difesa comportano rischi di non raggiungere gli obiettivi perché “la cooperazione e le capacità militari attuali degli Stati membri non corrispondono al nuovo livello di ambizione della politica di difesa europea”. È la valutazione della Corte dei conti Ue che ha pubblicato un rapporto nel quale indica che è “essenziale sviluppare sinergie tra le iniziative Ue e altri quadri di difesa e sicurezza” e fare sì “che l'Ue sia in grado di svolgere in futuro un ruolo complementare a quello della Nato evitando duplicazioni e sovrapposizioni”.

Capacità militari concrete

“La difesa presuppone la creazione di capacità militari concrete, che abbiano un chiaro potenziale deterrente nei confronti di possibili minacce”, ha affermato Juhan Parts, il membro della Corte responsabile dell’analisi. “In assenza di fattori critici di successo e di una chiara definizione degli obiettivi, le attuali iniziative Ue in materia di difesa rischiano di rimanere lettera morta e sfociare in un nulla di fatto”, ha aggiunto Parts.

Il nuovo slancio voluto da Bruxelles

Gli Stati membri rimangono saldamente al posto di comando per quanto riguarda la difesa europea e, fino al 2014, l’azione dell’Ue è stata solo limitata. Negli ultimi anni Bruxelles ha spinto per aumentare la cooperazione e sulla scorta della strategia globale dell’Ue 2016 e del suo piano di attuazione in materia di sicurezza e difesa, sono stati varati diversi meccanismi e iniziative. Per farlo la Commissione europea ha proposto un marcato incremento del bilancio Ue per difesa e sicurezza esterna, che ammonterebbe a 22,5miliardi di euro per il periodo 2021-2027, contro i soli 2,8 miliardi di euro del periodo 2014-2020. Ma secondo la Corte “vi è il rischio che i sistemi di controllo esistenti non siano in grado di far fronte a questo incremento della spesa”.

Sovranità nazionale e Nato

La Corte riconosce inoltre che la difesa è “un elemento centrale della sovranità nazionale”, sottolineando come esistono evidenti differenze strategiche tra gli Stati membri dell’Ue, che non percepiscono le minacce alla sicurezza né intendono il ruolo dell’Ue in materia di difesa necessariamente nello stesso modo. Per la Corte è “cruciale assicurare la coerenza delle iniziative Ue, nonché le sinergie con altri quadri di difesa e sicurezza” e ciò “è particolarmente vero per quanto riguarda la Nato, che per 22 Stati membri rimane il quadro di riferimento più importante nel campo della difesa collettiva”.

Investimenti insufficienti

Nell’Ue – segnala la Corte – le capacità militari hanno risentito negativamente di investimenti insufficienti e di tagli ai bilanci nazionali della difesa in anni recenti, nonché sono caratterizzate da un alto livello di duplicazione e frammentazione. A ciò si aggiunge la mancanza di norme tecniche comuni, che nuoce all’interoperabilità delle varie forze armate europee. Nel complesso, le attuali capacità militari degli Stati membri non corrispondono al livello di ambizione militare dell’UE e occorrerebbero svariate centinaia di miliardi di euro per colmare tale divario, se l’Europa dovesse difendersi da sola senza assistenza esterna.

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