Coronavirus, l'atto di accusa dell'Ue: troppi Stati "hanno guardato solo ai propri interessi"

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen critica la scarsa solidarietà tra Paesi europei e ringrazia il personale sanitario: "Sono degli eroi". E sull'Unione lancia l'allarme: "Siamo a un bivio, o lasciamo che il virus ci divida, o agiamo insieme"

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen

"La storia delle ultime settimane è difficile da raccontare, troppi in Europa inizialmente hanno cercato di guardare solo ai propri interessi, quando l'Europa aveva bisogno di uno spirito di unità, uno per tutti tutti per uno, troppi hanno dato una risposta solo per se stessi, e quando l'Europa doveva dimostrare che non si tratta solo di un'Unione di facciata troppi hanno rifiutato di aprire il proprio ombrello per proteggere gli altri, e le conseguenze di questa azione non coordinata hanno colpito tanti". E' uno schiaffo in faccia all'egoismo dimostrato da alcuni Stati membri all'inizio dell'emergenza del Covid-19, quello contenuto nelle parole della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenuta proprio nel giorno in cui i leader Ue si stanno confrontando (e scontrando) per trovare un'intesa su un fondo comune per affrontare la crisi. 

Perché al di là delle polemiche sui presunti colpi bassi tra Paesi Ue su mascherine e altro materiale di protezione, è sull'entità della solidarietà economica degli Stati più ricchi (Germania, Olanda e  Austria in primis) che si misurerà la coesione europea. Soprattutto all'indomani della crisi sanitaria. Le divisioni sono note: i Paesi del Sud (Italia, Spagna e Francia) chiedono un fondo di garanzia comune (che passi dal Mes, ma senza memorandum con riforme lacrime e sangue 'alla greca') per emettere degli eurobond (o 'coronabond') e avere cosi' risorse per affrontare l'emergenza senza strozzare la ripresa. I Paesi del Nord già citati sopra hanno finora risposto picche. La tedesca von der Leyen sa bene che se questa divisione non si ricompone, il futuro dell'Ue potrebbe essere a rischio. 

Dinanzi a un'aula del Parlamento europeo vuota (olitre 600 deputati hanno votato per la prima volta nella storia da casa), la presidente ha ammonito: nell'Unione europea "siamo a un punto di svolta: o lasciamo che il virus ci divida tra ricchi e poveri, oppure agiamo come un Continente più forte", agendo insieme. "Forse possiamo emergere da questo crisi più forti e migliori". Una volta passata la pandemia di Covid-19, gli europei "si ricorderanno di chi c'è stato per loro e di chi non c'è stato. Si ricorderanno di chi ha agito e di quelli che non lo hanno fatto. Si ricorderanno delle decisioni che prenderemo oggi. E di quelle che non prenderemo".

E dopo aver salutato gli "eroi", ossia il personale medico e sanitario impegnato in prima linea, e aver ricordato che "nessuno Stato membro può gestire questa crisi da solo, è solo aiutandoci gli uni con gli altri che possiamo aiutare noi stessi",  von der Leyen ha citato Konrad Adenauer, uno dei padri fondatori della Comunità economica europea insieme ai francesi Jean Monnet e Robert Schuman e ad Alcide De Gasperi. "Adenauer ha detto - ha ricordato von der Leyen - 'La Storia è anche la somma delle cose che avrebbero potuto essere evitate'. Amici miei, la Storia ci guarda. Facciamo la cosa giusta insieme: con un grande cuore, non con 27 piccoli cuori. Long live Europe! Vive l'Europe!", ha concluso

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