Coronavirus, l'Ue vuole scoprire chi si sposta in barba ai divieti. E chiede i dati alle compagnie telefoniche

L’idea della Commissione per monitorare il rispetto della quarantena in Europa. In Italia, i dati forniti da Vodafone, WindTre e Telecom Italia evidenziano la diminuzione dei tragitti fuori casa superiori a 300 metri nella regione Lombardia

La Commissione europea sta chiedendo ad almeno una compagnia telefonica per ogni Paese Ue di fornire ‘big data’ sugli spostamenti dei propri utenti per combattere il coronavirus. Bruxelles vuole accedere a “dati aggregati e anonimi” sulle localizzazioni degli smartphone, in altre parole a quei registri che permettono ai dispositivi di sapere con una certa esattezza dove siamo in questo momento e dove siamo stati nelle ultime settimane. Rispondendo alle domande dei giornalisti, un portavoce ha precisato che l’idea dell’esecutivo Ue è quella di “analizzare l’andamento della mobilità” dei cittadini europei “al fine di verificare il rispetto delle misure prese finora” dai Governi nazionali in materi di restrizioni alla libertà di circolazione per evitare il contagio da coronavirus. 

Un operatore per Stato membro

Responsabile del progetto di monitoraggio della Commissione è il titolare del dicastero Ue al Mercato interno, il francese Thierry Breton, che “lavorerà con un operatore per Stato membro, per avere un quadro completo in tutti i Paesi al più presto”, spiegano ancora i portavoce di Palazzo Berlaymont. Ma per quanto l’iniziativa possa sembrare innocua e finalizzata al bene comune, importanti conseguenze giuridiche potrebbero derivare tanto dalla cessione di dati tanto dal loro utilizzo da parte della Commissione.

I rischi e le norme in vigore

La testata online Politico riporta che il piano di raccolta dei dati “renderebbe l'esecutivo dell’Ue responsabile di eventuali pesanti multe laddove le informazioni digitali venissero violate o usate per altri scopi”. A tranquillizzare il commissario Breton sulla regolarità del proprio operato ci pensa J. Scott Marcus, esperto di uso di dati e telecomunicazioni. In un post sul blog del Bruegel Institute, Marcus spiega che “i dati che non sono identificabili - compresi i dati anonimi - o non personali, sono soggetti a poche o nessuna restrizione”, sia nelle normative personali che per quanto riguarda il Gdpr, il Regolamento generale sulla protezione dei dati. 

Il precedente italiano

Per quanto riguarda l’uso che si potrebbe fare di tali ‘montagne’ di dati, Marcus cita il caso italiano dove “i dati forniti dagli operatori di rete mobile Telecom Italia, Vodafone e WindTre dimostrano che i movimenti superiori a 300-500 metri nella regione Lombardia sono diminuiti di circa il 60% dal 21 febbraio, data in cui è stato identificato il primo caso nella regione”. Un simile utilizzo dei dati sugli spostamenti dei cittadini su scala europea potrebbe quindi aiutare il contenimento del virus. 

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Secondo quanto riportato da Politico, Breton avrebbe già avuto contatti con i dirigenti di Deutsche Telekom, Orange, Telecom Italia, Telefónica, Vodafone e GSMA.

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