Lo "scambio" Ue di Conte: ok all'asse Macron-Merkel per evitare la procedura

All'indomani della convulsa giornata di negoziati, da Bruxelles arrivano rassicurazioni sui conti dell'Italia. Che avrebbe accettato le nomine del duo franco-tedesco in cambio dello stop alle sanzioni. E forse anche di minori pretese sul commissario europeo in quota tricolore

Il premier Giuseppe Conte a Bruxelles

Aveva giustificato il 'no' dell'Italia alla nomina del socialista Frans Timmermans alla presidenza della Commissione dicendo che non si sarebbe piegato a imposizioni da parte dell'asse Macron-Merkel. E per la massima carica di Bruxelles aveva proposto la bulgara Kristalina Georgieva. Alla fine, donna è stata, ma non quella sostenuta ufficialmente: la tedesca Ursula von der Leyen al posto di Jean-Claude Juncker, accompagnata dall'arrivo alla Bce della francese Christine Lagarde. Ossia, il trionfo di quell'asse franco-tedesco tanto osteggiato. Ma dietro l'ok dell'Italia a queste nomine potrebbe esserci altro: lo stop alla procedura d'infrazione minacciata da Bruxelles, innanzitutto, arrivato proprio il giorno dopo l'accordo al Consiglio Ue. Ma anche la rinuncia a un portafoglio di peso nella prossima Commissione. 

In effetti, più che la correzione, corposa, del bilancio 2019, sembrano essere state le mosse del premier Giuseppe Conte durante la tre giorni di trattative a Bruxelles sulle nomine Ue a convincere la Commissione a non sanzionare l'Italia. Un'impressione che in tanti hanno avuto a Bruxelles ma che il commissario Ue Pierre Moscovici ha smentito: "Avevamo posto tre condizioni: dovevamo compensare lo scarto per il 2018, quello del 2019 da 0,3 e ottenere garanzie sul bilancio 2020. Il Governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni" e quindi "la procedura per debito non è più giustificata", ha detto Moscovici. 

Eppure questo atteggiamento più morbido della Commissione viene letto in maniera diversa a Bruxelles. C'è chi, come Politico, lo attribuisce alla preoccupazione della Commissione di un voto anticipato in Italia con conseguente trionfo di Matteo Salvini: "Juncker e (il commissario Pierre) Moscovici ci hanno ripensato... anche perché la mossa avrebbe incoraggiato Salvini e trasformato l'Ue nell'obiettivo principale in caso di elezioni anticipate all'inizio dell'autunno", sostiene una fonte di Bruxelles citata da Politico.

Secondo altri, invece, la maggiore flessibilità che la Commissione ha concesso al governo gialloverde sarebbe legata alla decisione di Conte di sostenere il duo von der Leyen-Lagarde, abbandonando l'asse dei rivoltosi con i Paesi di Visegrad. Inoltre, l'Italia potrebbe aver rinunciato a un portafoglio di peso nel prossimo esecutivo, "lasciando" il posto di commissario alla Concorrenza all'attuale titolare, la liberale Marghrete Vestager

Conte si potrebbe accontentare di un portafoglio prestigioso nel nome (Industria o Agricoltura), ma di fatto meno decisivo di quello alla Concorrenza. A ogni modo, quale che sia la carica, a ricoprirla dovrebbe essere un esponente della Lega, forse Giancarlo Giorgetti. In casa del Carroccio, c'è chi esprime ottimismo come il capodelegazione al Parlamento europeo Marco Zanni. Il quale, non a caso, usa toni moderati sulla futura Commissione a guida tedesca: "Guarderemo al programma che la presidente metterà sul tavolo, deve essere di forte cambiamento e andare a incidere sui tre grandi temi dell'economia, con un Continente che non cresce più e non riesce a sostenere i salari reali e la capacità di spesa della classe media, un Continente che non è in grado di garantire la sicurezza e neanche di gestire in modo intelligente i flussi migratori: decideremo sul programma e su come saranno le audizioni dei commissari". Nessuna preclusione, insomma. Anche perché se leghista sarà, il rischio di venire bocciato dal resto dell'Eurocamera non è da escludere. 

Già, perché sia la presidente della Commissione che la sua squadra, prima di entrare in carica, dovranno ricevere l'ok del Parlamento di Strasburgo. Per la von der Leyen l'appuntamento è per la prossima plenaria, tra il 15 e il 18 luglio. Per i singoli commissari, invece, le audizioni e i successivi voti sono attesi intorno a ottobre. 

Un mese caldo, quello di ottobre. Se la procedura d'infrazione contro l'Italia è stata evitata per il bilancio 2019, in seno alla Commissione ci sono non pche perplessità sulla manovra per il 2020, soprattutto perché mancherebbero le coperture per la spesa pubblica: "gli impegni sul 2020 dovranno essere precisi e rispettati", ha avvertito il commissario Ue, Pierre Moscovici. L'appuntamento è proprio a ottobre, quando il governo gialloverde dovrà presentare i piani di bilancio per il prossimo anno. A Bruxelles, c'è il timore che questa fase possa coincidere con una crisi di governo a Roma. In contemporanea con i voti sui commissari. Una combinazione potenzialmente esplosiva. 

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