Asilo nido, l'esempio danese: 7 bimbi su 10 hanno accesso

In Italia, il premier Conte vuole azzerare le rette per le famiglie con redditi bassi. Il nostro Paese tra quelli che hanno raggiunto gli obiettivi comunitari, ma c'è ancora molta strada da fare

Tra gli obiettivi del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte c'è quello di “azzerare le rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi a partire dall'anno scolastico 2020-2021 per le famiglie con redditi medio-bassi e per ampliare, contestualmente, l'offerta dei posti disponibili, soprattutto nel Mezzogiorno”, ha annunciato lo stesso premier. L'obiettivo è quello di migliorare l'accesso alle strutture per l'infanzia e aiutare le famiglie, soprattutto quelle con entrambi i genitori che lavorano. La situazione nel nostro Paese è tra le migliori dell'Unione ma ci sono non pochi margini di miglioramento.

Gli obiettivi Ue

Lo scorso anno l'Unione europea ha raggiunto uno dei cosiddetti “obiettivi di Barcellona”, quello di fare sì che almeno il 33% dei bambini di età inferiore a 3 anni abbia accesso al nido. Sebbene però questo obiettivo sia stato raggiunto in media, solo 12 stati su 28 lo hanno raggiunto individualmente, e tra questi c'è anche il nostro. Secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea Malta e la Romania in particolare hanno compiuto enormi progressi nei loro obiettivi, mentre altre nazioni hanno visto il loro obiettivo peggiorare come la Grecia, la Francia e il Regno Unito.

L'esempio danese

La Danimarca ha più che raddoppiato l'obiettivo prefissato, fornendo assistenza all'infanzia al 70% dei bambini piccoli. I tassi di partecipazione all'infanzia per i bambini di età inferiore a 3 anni sono particolarmente bassi, ovvero meno del 10% in Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Polonia e meno del 20% in Grecia, Bulgaria, Lituania, Ungheria, Croazia e Romania. Nel 2016 12 Stati membri hanno ampiamente raggiunto l’obiettivo del 33%: oltre all'Italia ci sono Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Lussemburgo, Portogallo, Francia, Belgio, Slovenia, Spagna, Germania e Finlandia.

Italia sopra la media

In 7 Stati (Germania, Finlandia, Italia, Spagna, Slovenia, Belgio e Francia) la percentuale è compresa tra il 33% e il 49%, con il nostro Paese leggermente sopra la media comunitaria (34,4%). In 5 Stati membri Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Lussemburgo e Portogallo) oltre la metà dei bambini ha accesso a servizi di assistenza all’infanzia mentre nei restanti 16 Stati membri si ha un quadro più a tinte fosche. A Malta, Estonia, Irlanda, Regno Unito, Lettonia e Cipro la percentuale di bambini di età inferiore a 3 anni che hanno accesso a servizi di assistenza all’infanzia è compresa tra il 25% e il 33%. In 10 Stati membri meno del 25% dei bambini della fascia di età più bassa usufruisce di questi servizi di assistenza.

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