La nuova destra europea che potrebbe aprire la strada al Salvini-premier

Con l'addio di Orban al Ppe si fa strada l'ipotesi della nascita di un grande soggetto conservatore a trazione italo-polacca. Che consentirebbe al leader delle Lega di aggirare il 'cordone sanitario' di Bruxelles

A sinistra il leader della Lega Matteo Salvini, a destra il premier ungherese Viktor Orban

Il primo a rompere gli indugi potrebbe essere il "ribelle" Viktor Orban. Ma a seguirlo potrebbero essere altri pezzi importanti della variegata destra europea. Il tutto all'interno di un nuovo grande partito conservatore europeo, che nascerebbe dalle ceneri di quello attuale, l'Ecr, che a breve sarà orfano di coloro che l'hanno creato, aprendo in qualche modo alla Brexit, ossia i Tory britannici. E' questo lo scenario che molti osservatori a Bruxelles vedono sempre più plausibile. E che potrebbe cambiare gli equilibri di potere nell'Ue. Con risvolti che potrebbero essere significativi anche per la Lega e per il sogno di Matteo Salvini di diventare premier.

Per capire il perché di un tale scenario, bisogna innanzitutto guardare allo stato dell'arte della politica europea: le due grandi famiglie politiche, i popolari del Ppe di Angela Merkel e i socialdemocratici del Pse, che per lustri hanno governato l'Ue in una sostanziale grande coalizione tra centrodestra e centrosinistra, hanno cominciato da tempo a perdere consensi. A emergere, alle recenti elezioni europee, è stato prima di tutto il fronte dei liberali di Emmanuel Macron, che si sono uniti a Ppe e Pse nella coalizione che ha portato alla nuova Commissione Ue di Ursula von der Leyen

Fuori da questo trio, ci sono almeno due forze politiche che mirano ad avere un ruolo nel nuovo corso Ue: da un lato i Verdi, che per tradizione e valori appartengono al campo del centrosinistra, e i conservatori dell'Ecr, guidati dai polacchi del PiS, con all'interno Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Nella destra europea, l'Ecr si piazza a metà strada tra il Ppe e i sovranisti di Identità e democrazia, la neo-formazione guidata dalla Lega e dai francesi di Marine Le Pen: non condividono le posizioni eccessivamente moderate del Ppe, ma neppure quelle estremiste di alcune frange dei sovranisti. Inoltre, il ruolo preponderante dei polacchi (storicamente anti-Mosca) garantisce un argine nei confronti delle influenze della Russia di Vladimir Putin. 

In quanto a europeismo, poi, l'Ecr si è sempre dichiarato non anti-Ue, ma "eurorealista", dichiarando di voler perseguire una riforma dell'Unione e non una sua dissoluzione. Fatto sta che chi ha fondato il partito nel 2009, i Tory britannici, ha di fatto indetto il referendum che ha portato alla Brexit. Ma questa "macchia" verrà eliminata a breve e già oggi, almeno nel gruppo del Parlamento europeo, il peso britannico è ormai pressoché nullo. Chi ha le redini del partito è il PiS polacco, alle prese con un braccio di ferro con l'Ue sullo stato di diritto. 

Le premesse non sono delle migliori, pare. Ma nonostante questo, e visto anche il peso della Polonia come Paese membro, l'Ecr è riuscito a entrare nel gioco di maggioranza variabili che potrebbe caratterizzare la Commissione von der Leyen: la presidente tedesca, infatti, deve fare i conti con un bel po' di franchi tiratori della sua maggioranza. E ha trovato in Verdi da un lato e conservatori dall'altro dei potenziali alleati per il futuro. Ecco perché l'Ecr non è stato vittima del 'cordone sanitario' elevato all'Eurocamera nei confronti dei sovranisti di Salvini, ottenendo alcune poltrone di peso.

Ed ecco anche perché qualche tempo fa, Antonio Tajani, l'italiano più in vista nel Ppe, ha 'suggerito' al leader della Lega di lasciare Le Pen e soci per convergere nell'Ecr. O nel nuovo soggetto conservatore che potrebbe sostituire l'Ecr. Il forte consenso in Patria, come dimostrato dall'esperienza di governo con i 5 stelle, non basta infatti a Salvini per accreditarsi a livello europeo. E avere un peso nelle stanze dei bottoni quando c'è da negoziare su bilanci e leggi. Una tegola pesante per le sue ambizioin da premier. Le voci di un ingresso della Lega nel Ppe nascevano proprio da questo. Ma il percorso dal campo sovranista a quello popolare è troppo lungo. Più facile pensare a una via di mezzo.

Un grande soggetto conservatore potrebbe rappresentare questa via di mezzo. A renderlo possibile potrebbe contribuire un pezzo dello stesso Ppe, quello rappresentato da Orban. Il leader ungherese è da tempo in rotta con il suo partito europeo e ha già avviato i colloqui con i polacchi del PiS per un possibile passaggio all'Ecr. "Il Ppe si sta indebolendo e sta andando in una direzione più liberale, socialista e centrista", ha detto Orban. "Se il Ppe non è in grado di cambiare se stesso, penso che in futuro la politica europea avrà bisogno di una nuova iniziativa europea che sia cristiana democratica - ha aggiunto - Se non riusciremo a cambiare i popolari dall'interno, avvieremo qualcosa di nuovo nella politica europea", poiché è "necessario creare un" contrappeso" di destra al presidente francese Emmanuel Macron.

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Questa nuova iniziativa potrebbe essere per l'appunto il nuovo soggetto conservatore con dentro anche transfughi dei sovranisti. Al Parlamento europeo, diversi esponenti della Lega, dopo aver constatato l'impossibilità di un dialogo con il Ppe, starebbero già lavorando in tal senso. Un'operazione che non fa troppo felice Giorgia Meloni, il cui peso nell'Ecr è oggi elevato, tanto che il suo uomo a Strasburgo, Raffaele Fitto, è co-presidente del gruppo parlamentare. Un'eventuale rimescolamento delle carte, con l'abbandono dell'Ecr e la nascita di un nuovo partito conservatore, rischia di togliere a Fdi un posto in prima fila.  

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