La Confindustria Ue contro le class action europee: business su cui lucrano avvocati

Il Consiglio Ue ha trovato un accordo su una direttiva che darebbe ai consumatori il potere di intraprendere azioni collettive contro le aziende, ma le imprese lo criticano

Il progetto dell'Unione europea per concedere la possibilità ai consumatori di intraprendere delle class action contro le aziende non piace alla Confindustria comunitaria, secondo cui questa modalità di risoluzione delle dispute rischia di diventare solo un business per studi di avvocati e parti terze.

L'accordo

Il Consiglio Ue sulla Competitività dopo lunghi mesi di dibattito ha alla fine raggiunto un accordo sul progetto di direttiva relativa alle azioni rappresentative a tutela degli interessi collettivi dei consumatori. "Il mercato unico può realizzare pienamente il suo potenziale solo se i consumatori dell'Ue hanno accesso a strumenti efficaci e dai costi contenuti per far valere i propri diritti in tutti gli Stati membri”, e il testo approvato "offre ai consumatori tali strumenti, proteggendo nel contempo anche i professionisti contro l'abuso del contenzioso", ha rivendicato Timo Harakka, ministro dell'Occupazione della Finlandia, Paese con la presidenza di turno dell'Ue. Il Parlamento ha adottato la sua posizione a marzo e ora dovrebbero presto inizare i triloghi per trovare una linea comune. Il gruppo socialista, attraverso l'eurodeputata Lara Wolters, ha esultato per l'intesa raggiunta in Consiglio affermando che “a seguito di una serie di scandali come Dieselgate e Facebook / Cambridge Analytica che hanno colpito milioni di consumatori europei, siamo ora un passo avanti verso la garanzia che tutti i cittadini dell'Ue abbiano accesso alla giustizia attraverso un ricorso collettivo”.

"Contenziosi opportunistici"

Ma BusinessEurope, la Confederazione europea delle imprese, du cui fa parte anche l'italiana Confindustria, ha espresso forte perplessità nei confronti del progetto chiedendo a Bruxelles di “rimuovere le funzionalità che alimenterebbero contenziosi opportunistici, spesso innescati da terze parti” interessate, ha dichiarato il direttore generale Markus J. Beyrer. “Abbiamo assistito a tali problemi in altre parti del mondo in cui i finanziatori delle controversie spesso prendono fino al 50% delle indennità concesse senza alcuna responsabilità se il caso viene respinto da un tribunale. Si tratta di un settore del valore di 100 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti e include gli hedge fund che entrano in questo business a causa dell'elevato ritorno sugli investimenti a basso rischio”, ha aggiunto Beyrer.

La direttiva

La direttiva autorizza “entità qualificate” a cercare, oltre alle ingiunzioni anche misure di ricorso, tra cui compensazione o sostituzione, per conto di un gruppo di consumatori che afferma di essere stato danneggiato da un'azienda in violazione di una delle direttive dell'Ue. Secondo il testo concordato in Consiglio una eventuale decisione giudiziaria o amministrativa definitiva che stabilisce una violazione che lede gli interessi collettivi dei consumatori potrà essere utilizzata come prova dell'esistenza di tale violazione ai fini di qualsiasi altra azione di ricorso contro lo stesso operatore commerciale per la stessa violazione.

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