A Bruxelles un albergo per le vittime di violenza domestica durante la quarantena

Le strutture di accoglienza sono già tutte piene, le chiamate ai numeri di emergenza sono più che raddoppiate. Anche il ruolo di mediazione delle famiglie, che spesso attenua i problemi, con la quarantena è saltato

Foto Ansa, Riccardo Antimiani

La quarantena è diventata purtroppo un doppio inferno per tante donne. L'impossibilità di  uscire di casa vuol dire per troppe di loro essere obbligate a passare l'intera giornata con compagni e mariti violenti, che le aggrediscono sia fisicamente che psicologicamente.

Assistenza specifica

Per porre rimedio a questo grave problema il Belgio ha deciso di dedicare un’assistenza specifica alle donne vittime di violenza domestica. Le autorità della parte francofona del Paese, precisamente il Collegio della Commissione Comunitaria francofona (Cocof), con la collaborazione del centro di servizi sociali del Comune, Cpas, hanno messo a disposizione un hotel nel cuore di Bruxelles per accogliere le donne a rischio. Questo intervento andrà avanti fino a fine giugno, ed è stato deciso perché le case di accoglienza e i rifugi sono sommersi e non possono più accogliere le vittime. La struttura ha la possibilità di accoglierne 50, da sole o con bambini. Oltre alle stanze sono state messe a disposizione la cucina e una sala di riunione. “Il contesto in cui avviene ora l'assistenza domiciliare complica notevolmente l'attuazione di strategie per proteggere le donne vittime della violenza domestica. Era quindi necessario ampliare l'offerta di luoghi sicuri a causa del sovraffollamento di rifugi. Queste donne potranno beneficiare di un adeguato sostegno da parte del Centro per la prevenzione della violenza coniugale e familiare,”, ha commentato Barbara Trachte, ministra e presidentessa della Cocof.

Aumentano le denunce

Le chiamate verso il numero di emergenza per le violenze domestiche (0800/30.030) sono raddoppiate e addirittura quelle del 1712 delle Fiandre, ha avuto un picco di aumenti di più del 70%.  “Si osserva un aumento del numero di chiamate provenienti dalla rete di parenti delle vittime di violenza domestica. Si tratta di parenti, fratelli o amici preoccupati per i loro familiari che sanno in una situazione di maggior rischio di violenza”, ha commentato spiegato Jean-Louis Simoens, coordinatore del Collettivo contro le violenze familiare e l’esclusione (CVFE), secondo cui “la famiglia svolge spesso un ruolo di attenuazione delle violenze, ma l’isolamento sociale dovuto alle circostanze attuali fa perdere loro il controllo”. “Ogni giorno riceviamo offerte di aiuto da parte di operatori sociali, psicologi, alberghi o proprietari disposti a mettere la loro abitazione a disposizione delle donne vittime di violenza. Abbiamo accordi con alberghi e centri di alloggio a Liegi, la Louvière e Bruxelles. Ci permetteranno di aumentare la capacità di alloggio”, prosegue.

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L’appello dell'Onu 

Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutteres, ha recentemente lanciato l'allarme affermando che “nelle ultime settimane abbiamo assistito a un’ondata globale di violenza domestica”, chiedendo ai governi nazionali di mettere al primo posto la sicurezza delle donne. 

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