I guai giudiziari delle due donne alla guida dell’Ue

Von der Leyen e Lagarde, salvo imprevisti, occuperanno le due poltrone più importanti dell’Ue per i prossimi 5 anni. Ma sulla ministra tedesca pende un procedimento per illeciti nell’assegnazione di consulenze, mentre la politica francese è stata condannata nel 2016

Da sinistra Christine Lagarde e Ursula von der Leyen

Con il passare delle ore dall’annuncio della scelta di due donne alla guida della Commissione e Banca centrale europea cominciano a farsi sentire anche le voci critiche nei confronti delle neo-protagoniste dell’amministrazione politica e monetaria dell’Unione europea. Sia la ministra tedesca della Difesa che la politica francese, ex ministra delle Finanze sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy, hanno avuto guai per la gestione economica dei rispettivi dicasteri. Con contestazioni e, nel caso di Christine Lagarde, addirittura una condanna per le responsabilità accertate.

Gli attacchi tedeschi a Ursula

Ursula von der Leyen, che riceverà il testimone da Jean Claude Juncker, è presto diventata bersaglio dei politici tedeschi, che hanno prontamente ricordato i suoi risultati fallimentari alla guida del ministero della Difesa. L’ex presidente del Parlamento europeo Martin Schulz l’ha prontamente bollata come “la ministra più debole” del Governo tedesco. Una qualifica, rincara Schulz, che “sembra sufficiente per diventare presidente della Commissione”. “Le condizioni della Bundeswehr [forze armate] sono catastrofiche”, ha invece scritto Rupert Scholz, ministro della Difesa sotto il cancellierato di Helmut Kohl. La prima donna a guidare il ministero della Difesa in Germania viene accusata in patria di aver fallito nella riorganizzazione dell’esercito tedesco, ritenuto in sofferenza secondo molti analisti.

Su von der Leyen pende anche un procedimento su presunti illeciti nell’assegnazione di consulenze esterne. Al Parlamento tedesco si sono tenute varie audizioni sulle accuse che vedono lo staff della ministra responsabile di elusioni della normativa sugli appalti pubblici nella concessione di contratti per milioni di euro. Il procedimento corre più spedito da quando alcuni testimoni chiave hanno iniziato a confermare i sospetti dell’accusa sulla mala-amministrazione dei soldi pubblici.

La condanna di Lagarde

Christine Lagarde, che prenderà il posto di Mario Draghi alla Bce, è invece stata condannata nel 2016. I giudici francesi la ritennero responsabile di negligenza per non aver contestato un versamento arbitrale dello Stato francese da 400 milioni di euro a favore del controverso uomo d'affari Bernard Tapie. L’episodio risale al 2008, quando la Lagarde era ministra delle Finanze. 

Nel 2011 la politica francese ha preso il posto di Dominique Strauss-Kahn, costretto alle dimissioni per un’indagine in corso a suo carico. A differenza del suo predecessore, Christine Lagarde non si è dimessa nonostante fosse sotto processo. Per i reati che le venivano contestati rischiava una pena fino a un anno di prigione e una multa da 15mila euro. In seguito alla decisione dei giudici di condannarla senza pena né multa, Lagarde decise di non chiedere un processo d’appello. "Sono stata giudicata negligente, ma senza pene e senza sanzioni”, commentò la presidente del Fmi. “Non sono soddisfatta - aggiunse - ma c'è un momento nel quale bisogna fermarsi, voltare pagina e andare avanti per continuare a lavorare con quelli che hanno riposto la loro fiducia in me”. Una strategia che potrebbe catapultarla alla guida della Banca centrale europea.

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