"No a trattati di libero scambio con chi viola i diritti umani". Dall'Aula di Strasburgo monito sulle politiche commerciali Ue

La richiesta contenuta in una relazione approvata dal Parlamento e scritta dall'eurodeputata italiana Eleonora Forenza (Potere al popolo): "Una discriminante sia anche il rispetto delle libertà fondamentali delle donne"

Da sinistra le eurodeputate Eleonora Forenza e Malin Bjork / Europarl

No ad accordi commerciali internazionali tra l'Unione europea e paesi terzi che non tengano conto, in modo vincolante, del rispetto dei diritti umani, tra cui quelle delle donne. E' la richiesta contenuta nella relazione "Uguaglianza di genere nei trattati commerciali", firmata dalle parlamentari Ue Eleonora Forenza (Potere al popolo) e Malin Björk e approvata dal Parlamento europeo. 

"In una Unione Europea che ancora stenta a ratificare e ad attuare la Convenzione di Istanbul - dichiara Eleonora Forenza - molto spesso i diritti umani e la libertà delle donne vengono ridotti a orpelli retorici. I diritti delle donne sono diritti umani fondamentali e non possono essere considerati mere barriere non tariffarie".

Le "lacune" sui diritti delle donne

Il commercio ha un impatto differente su donne e uomini ma nessun accordo commerciale ha mai incluso una prospettiva di genere. Solo il 20% fa riferimento ai diritti delle donne e circa il 60% menziona le "donne" o le "questioni di genere". Inoltre, gli accordi commerciali di nuova generazione (TTIP, CETA, TiSA) interessano il campo dei servizi molto più dei precedenti. Secondo quanto emerge dalla relazione, beni e servizi pubblici di base come l'acqua, i servizi igienico-sanitari, l'istruzione, l'assistenza sanitaria (incluso l'accesso libero e sicuro all'aborto), dovrebbero invece essere forniti dagli Stati in quanto servizi essenziali e non liberalizzati.

Gli effetti possibili sui trattati commerciali

Se l'indicazione del Parlamento venisse seguita, non sarà più possibile per un paese che non ha ratificato convenzioni internazionali sui diritti umani - come quella sull'eliminazione di ogni forma di disciminazione contro le donne (Convention on the Elimination of All Forms of Discrimination against Women-Cedaw) - stipulare un accordo commerciale con l'Unione europea. "Ora possiamo, con maggiore forza, immaginare una proposta di giustizia sociale per tutte e per tutti - conclude Forenza - che anteponga la autodeterminazione di donne, uomini, popoli, alla logica del profitto, della deregolamentazione che si è fatta regola, del neoliberismo che si è fatto Super-stato nello spazio europeo".

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Commenti (2)

  • ma Cuba viola i diritti umani o no?

  • Sono decenni che importiamo prodotti indiani, bengalesi e cinesi, pur sapendo che sono stati impiegati dei minori. Che strana questa UE, permette di importare olio di oliva dal nord-Africa o abbigliamento dall’Asia, senza che qualcuno si sia mai preoccupato di chiedere se vengono rispettati i diritti dei lavoratori. Mentre da noi chiudono le fabbriche, costrette a rispettare questi diritti ma “spiazzate” dal mercato, da parte di chi le regole non le rispetta affatto.

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