Europee nel caos per gli italiani all’estero: “Oltre due ore in fila per votare” 

Sezioni dimezzate e proteste. Connazionali in Germania costretti a viaggiare 200 km per recarsi al seggio. I tagli frutto dell’ultima legge di bilancio, che ha permesso allo Stato di risparmiare due milioni di euro

Foto tratta da Facebook

Ore di fila e viaggi della speranza. Si sono sentiti 'dimenticati' gli italiani all’estero che hanno cercato, spesso invano, di votare per le elezioni europee. Seggi a centinaia di chilometri di distanza e poche cabine elettorali per migliaia di persone. E c'è chi accusa il Governo, che con l’ultima legge di bilancio, a fronte di un risparmio di due milioni di euro, ha deciso di dimezzare il numero di seggi e sezioni a disposizione degli italiani che vivono oltre confine.

Le code

Basta scorrere la pagina Facebook “Italiani a Bruxelles”, che conta oltre 28mila iscritti, per rendersi conto del risultato. Scrive Alessandro: “Io sono dovuto andare tre volte per votare: ieri sera e oggi alle 13 c'era una fila di almeno 2 ore. Finalmente questo pomeriggio alle 17:30, dopo 40 minuti di fila sono riuscito a votare”.  Nelle 24 ore a disposizione per partecipare al voto (da venerdì pomeriggio alle 18 di sabato) c’è anche chi ha pubblicato foto delle lunghe code. Le immagini, scattate rigorosamente in modalità panoramica, hanno convinto alcuni elettori a dare forfait: “Meglio stare a casa a ‘sto punto”. Lo stesso è stato denunciato in altre Capitali d'Europa, come a Vienna in Austria.

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Seggi a 200 km da casa

Tutto sommato, chi è riuscito a votare dopo qualche ora di fila deve considerarsi “fortunato”. Tanti connazionali hanno dovuto rinunciare in partenza al diritto di voto per via della distanza dal seggio. Un problema che ha colpito soprattutto gli espatriati in Germania, dove vive la più grande comunità di italiani all’estero in un Paese Ue, ma anche in Olanda. Nelle pagine social c’è chi lamenta di essere stato assegnato a un seggio “distante oltre 200 km” dal proprio luogo di residenza. 

Le polemiche

Per Lanfranco F. dietro code e disagi non c'è solo disorganizzazione, ma "la volontà del governo di togliere agli italiani all'estero sempre più servizi, tagliando risorse, volontà che si traduce nell'organizzazione irrazionale del voto". C'è chi parla anche di una sorta di "ordine" dall'alto del Viminale per impedire agli italiani residenti in altri Paesi Ue di votare contro il Governo, dal momento che alle ultime europee le urne fuori dal confine italiano (almeno a Bruxelles) premiarono il Pd in modo più schiacchiante rispetto al dato nazionale.

Va detto che tra le considerazioni che hanno convinto il Governo gialloverde a tagliare i costi del voto all'estero c’è anche la bassa partecipazione degli italiani oltre confine alle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. A fronte di un numero sempre crescente di elettori all’estero, aumentato di oltre 400mila persone dal 1999 al 2014, la percentuale dei votanti è sempre calata. Fino a toccare, nel 2014, l’imbarazzante percentuale del 5,9% degli aventi diritto. 

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Non resta quindi che aspettare che il ministero degli Interni pubblichi i dati sull’affluenza degli italiani all’estero per capire se i tagli del Governo hanno determinato un ulteriore calo della percentuale dei votanti. Ma la vera sorpresa sarebbe vedere un’affluenza in crescita rispetto al passato nonostante ostacoli e disagi. Sarebbe una vera lezione da parte degli italiani lontani da casa e “dimenticati” da Roma.

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