"Emissioni zero, ma con il nucleare”, l'Ue accontenta la Francia. La Polonia si tira fuori

Varsavia, che da sola rappresenta il 10% dell'inquinamento da Co2 dell'Unione, non aderisce all’impegno per la neutralità climatica entro il 2050 e aspetta garanzie sui fondi europei. Tra le fonti energetiche “pulite” ammesse da Bruxelles per la fase di transizione c’è anche l’atomica

Neutralità entro il 2050. Il documento di sintesi tra le posizioni dei leader Ue riuniti a Bruxelles arriva, come di consueto, a notte fonda, ma prevede una promessa che si preannuncia difficile da mantenere. L’Europa s’impegna ad azzerare le emissioni di gas serra entro i prossimi trent’anni. La riconversione energetica e produttiva, imposta dalla crisi ambientale e dal preoccupante aumento delle temperature, dovrà portare i Paesi membri a dimezzare l’inquinamento già entro il prossimo decennio, come stabilito dalla Commissione Ue inizio settimana

I 100 miliardi per la transizione

La Polonia rimane, per il momento, l’unico assente ‘giustificato’ dagli altri leader, che ammettono: “Non può impegnarsi ad attuare tale obiettivo”. Se ne ridiscuterà a giugno 2020, quando il Paese responsabile del 10% delle emissioni di tutta l’Ue potrebbe cambiare idea in cambio di un tornaconto economico sotto forma di fondi Ue. Oggetto di discussione dei negoziati notturni è stato infatti anche il “meccanismo per una transizione giusta”, che parte dall’impegno preso dalla Commissione di stanziare 100 miliardi per i prossimi anni come “sostegno su misura” per la riconversione.

Pioggia di finanziamenti sull'economia verde

I fondi Ue per la transizione si aggiungono all'annuncio della Bei (Banca europea degli investimenti) che intende sostenere investimenti “per un valore di 1000 miliardi di euro, a favore dell'azione per il clima e della sostenibilità ambientale nel periodo 2021-2030”, si legge nel documento approvato dai leader europei che accolgono “con favore” l’impegno della della Banca. 

Che la svolta ecologista dell’Ue potesse diventare un maxi-affare per le imprese del settore e, al tempo stesso, una boccata d’ossigeno per l’economia in affanno dell’Eurozona lo si era capito dai documenti pubblicati dalla precedente Commissione, quelle presieduta da Jean Claude Juncker, che prevedeva “un aumento del Pil del 2% rispetto allo scenario di base” con il raggiungimento di emissioni nette pari a zero entro il 2050. Ma anche una crescita dell’occupazione dello 0,9%, pari a 2,1 milioni di posti di lavoro al momento inesistenti, e una diminuzione della dipendenza dalle importazioni energetiche, destinata a scendere dall'attuale 55% al 20% entro il 2050. Sempre secondo i calcoli della Commissione, la spesa per l'importazione di combustibili fossili - attualmente pari a 266 miliardi di euro all’anno - diminuirà di oltre il 70%. Al contempo, i sistemi sanitari dei Paesi Ue spenderanno circa 200 miliardi di euro ogni anno per danni alla salute dovuti all'inquinamento atmosferico causato dal particolato fine.

Centrali nucleari

Tirano un sospiro di sollievo gli Stati il cui approvvigionamento energetico si basa sulle centrali nucleari, anch’esse ammesse dal documento finale per i prossimi tre decenni di transizione. La fonte energetica bocciata per ben due volte dagli italiani nelle consultazioni referendarie dell’87 e del 2011, rimane infatti essenziale in diversi Paesi europei, in primis Francia e Repubblica Ceca. “La Francia ha più del 60% di produzione di elettricità che viene dal nucleare”, ha ricordato Emmanuel Macron all’apertura del summit. “L'Ipcc (il gruppo di esperti intergovernativi sull'evoluzione del clima, ndr) lo ha riconosciuto: il nucleare fa parte della transizione”, ha sottolineato il presidente francese che ha poi avanzato l’ipotesi che l’energia ottenuta con la trasformazione dei nuclei atomici potesse essere sviluppata anche dai Paesi dipendenti dal carbone, come la Polonia, per raggiungere la neutralità energetica. Idea che però è stata rigettata dagli altri leader Ue. 

Il fronte pro-nucleare

Fedele alleato di Macron nella battaglia politica pro-nucleare è stato il primo ministro ceco Andrej Babis, che prima del vertice aveva ironizzato sugli austriaci, i quali “non potrebbero farsi neanche un caffè senza le nostre importazioni (di energia, ndr)”. Babis ha poi proclamato vittoria, sottolineando che l'inclusione del nucleare tra le fonti ammesse nella transizione significa “energia pulita per i cechi per decenni”.

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