L'Ue: "Basta cittadinanza in cambio di investimenti". Anche l'Italia finisce nel mirino

Alcuni Paesi membri la concedono a ricchi stranieri, il nostro garatisce invece il diritto di residenza

Basta con la politica dei cosiddetti “visti d'oro”, quella con cui alcuni Stati membri dell'Ue concedono la propria cittadinanza, e quindi anche quella europea, a ricchi investitori stranieri. La Commissione europea ha pubblicato un rapporto che critica questo tipo di programmi, puntando il dito soprattutto contro Bulgaria, Cipro e Malta che concedono la nazionalità a condizioni a condizioni davvero favorevoli, senza obblighi di residenza per gli individui né di connessioni reali con il Paese per ottenere il passaporto. La Commissione si dice preoccupata per ragioni di sicurezza, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e trasparenza.

No agli abusi

“II soggiorno legale nel territorio dell'Ue e nello spazio Schengen dà diritti e privilegi che non dovrebbero essere oggetto di abuso. Gli Stati membri sono tenuti a rispettare e applicare costantemente e integralmente i meccanismi di controllo obbligatori – e i programmi nazionali di soggiorno per gli investitori non dovrebbero costituire un'eccezione”, ha dichiarato il commissario per la Cittadinanza e l'immigrazione Dimitris Avramopoulos. "Divenire cittadini di uno Stato membro significa anche divenire cittadini dell'Ue con tutti i diritti che ne derivano, tra cui la libertà di circolazione e l'accesso al mercato interno. Le persone che ottengono una cittadinanza dell'Ue devono avere un legame effettivo con lo Stato membro che la rilascia. Vogliamo una maggiore trasparenza sul modo in cui la cittadinanza degli Stati membri è concessa e una maggiore cooperazione tra gli Stati membri”, gli ha fatto eco la commissaria alla Giustizia Vĕra Jourová.

Il passo indietro della Bulgaria

La Bulgaria, proprio il giorno prima della pubblicazione del report, aveva promesso che avrebbe posto fine a questo schema. Il ministro della Giustizia ha spiegato che "i dati mostrano che l'obiettivo di aumentare gli investimenti stranieri reali e lo sviluppo economico non è stato raggiunto e di conseguenza, non sono stati creati nuovi posti di lavoro o crescita economica”, spiegando che solo 50 stranieri (da Russia, Egitto, Israele e Pakistan) hanno ottenuto un passaporto in cambio di investimenti dal 2013.

Le critiche all'Italia

L'esecutivo comunitario critica anche l'Italia, insieme ad altri 16 Paesi, per i programmi che permettono agli investitori di ottenere se non la cittadinanza almeno il diritto di risiedere negli Stati membri e di viaggiare liberamente nell'area Schengen: si tratta di Repubblica ceca, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Regno Unito. Anche in questo caso, la Commissione ha evidenziato i rischi per la sicurezza e criticato la mancanza di trasparenza. "L'Ue non ha la possibilità legale di vietare questi meccanismi, ma non possiamo non reagire", ha Jourova.

I prossimi passi

La Commissione intende monitorare la compatibilità di questi programmi per concedere passaporti e visti di lungo periodo con la legislazione Ue e propone di istituire un gruppo di esperti degli Stati membri per migliorare la trasparenza, la governance e la sicurezza anche attraverso lo scambio di informazioni.

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