Popolari Ue chiudono la porta alla Lega. La replica: “Da loro scelte politiche folli, mai insieme"

Il neo-presidente del Ppe Donald Tusk definisce frutto di “immaginazione” il possibile ingresso del Carroccio nel primo partito europeo. Furia dell'eurodeputato Zanni. Ma dietro le scaramucce a mezzo stampa c'è chi lavora per un'alleanza futura

Il principale partito europeo, quello dei popolari del Ppe, che va da Angela Merkel a Viktor Orban, passando per Forza Italia, chiude la porta, almeno per ora, all'ipotesi di un ingresso della Lega tra le sue fila. Il neoeletto leader dei popolari europei, il polacco ed ex presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, ha infatti smentito ogni possibile dialogo con il Carroccio: “La Lega nel Ppe? Ho molta immaginazione, ma ci sono dei limiti”, ha dichiarato dopo la proclamazione.

Il fronte moderato del Carroccio

A sostenere Tusk, tra gli altri, anche la delegazione italiana guidata da Silvio Berlusconi. Ma è proprio il futuro incerto di Forza Italia, unito alle mire govenative di Matteo Salvini, ad aver alimentato da qualche tempo le voci di un possibile addio del Carroccio all'alleanza con i sovranisti (tra cui la francese Marine Le Pen) per traslocare nel Ppe. Dove troverebbero le braccia aperte, tra gli altri, del leader ungherese Orban. 

Che non si tratti solo di una voce di corridoio lo avevano confermato indirettamente diversi esponenti leghisti, tra cui un pezzo da novanta come Giancarlo Giorgetti (non a caso in corsa per un posto nella nuova Commissione Ue prima di ritirarsi in vista della fine dell'alleanza di governo con il M5s). Sulla stessa linea di Giorgetti ci sarebbe anche un altro esponente di spicco del fronte moderato della Lega, il presidente del Veneto Luca Zaia. E al Parlamento europeo, tra le file della folta delegazione di eurodeputati del Carroccio, c'è chi starebbe lavorando per tessere il dialogo con i colleghi del Ppe. Rassicurandoli sul fatto che anche la Lega ha un'anima europeista. 

Il dialogo tra Lega e Ppe

Finora, pero', questo lavoro è rimasto volutamente sotto traccia, sia perché nel Ppe le diffidenze sono ancora forti, sia perché nella stessa Lega c'è chi vede come un suicidio politico abbandonare il crescente fronte sovranista europeo per abbracciare il partito che più di tutti ha imposto le politiche del rigore all'Italia. Ecco perché all'apertura ai popolari di Giorgetti in un’intervista al Foglio, Salvini aveva prontamente replicato richiudendo la porta: “Io e Giorgetti abbiamo buoni rapporti con alcuni movimenti che fanno parte dei Popolari europei - spiegò l’ex ministro - ma né io né Giorgetti né altri esponenti della Lega ci sogneremmo mai di entrare nell'attuale Ppe a trazione Merkel” perché “oggi abbiamo interessi contrapposti”.

A ribadire il concetto del leader è stato in queste ore l'eurodeputato Marco Zanni, presidente del gruppo parlamento dei sovranisti a Strasburgo, Identità e democrazia: “Non staremo mai con quelle forze che, con scelte politiche folli e scellerate, si sono rese responsabili della disintegrazione dell’Europa, rendendo le nazioni Ue più povere, meno sicure e meno protette”. 

"Superare gli schemi"

“Noi lavoriamo e lavoreremo per superare gli schemi che appartengono al passato”, conclude il parlamentare leghista e presidente del gruppo Id all’Eurocamera. E tra le prime forze interne al Ppe che potrebbero sentirsi tentate dal richiamo leghista al “superamento degli schemi”, potrebbe esserci il partito Fidesz guidato da Orban

Per il momento, pero', Orban non sembra intenzionato ad abbandonare i popolari. E questo nonostante le dure parole di Tusk, primo uomo politico dell'Est Europa a guidare il Ppe: “In nessuna circostanza possiamo dare” la gestione “della sicurezza e dell'ordine ai populisti politici, ai manipolatori e agli autocrati, che portano le persone a credere che la libertà non possa conciliarsi con la sicurezza”. Parole lette da molti proprio come una critica al leader magiaro. Il neoleader del Ppe si è detto infine “profondamente convinto” che “solo coloro che vogliono e sono in grado di dare alle persone un senso di sicurezza e protezione, preservando le loro libertà e diritti, abbiano il mandato di candidarsi per il potere”.

Quello che pero' Tusk non dice è che proprio i populisti hanno fatto breccia, e non da ora, nel Ppe. Al fianco di Orban, per esempio, si è schierato anche il neo leader sloveno, il premier Janez Jansa. E tra le file della Cdu tedesca, azionista di maggioranza del Ppe, c'è chi ha recentemente avanzato l'idea di aprire il dialogo con l'ultradestra dell'AfD, alleata proprio della Lega in Europa.

Gli schemi, come si augura Zanni, potrebbero saltare. Ma è ancora presto. Orban sa bene come stare nel Ppe gli dia enormi vantaggi quando si tratta di negoziare a nome dell'Ungheria sui tavoli Ue che contano. E lo sanno bene anche i leghisti, che nonostante la grande affermazione elettorale alle ultime europee, una volta sbarcati al Parlamento Ue si sono visti circondare da un cordone sanitario da parte delle principali forze politiche, Ppe incluso, che li ha esclusi da qualsiasi posto di comando nell'Eurocamera.

Le mire governative e il cordone sanitario

Un cordone che preoccupa non poco Salvini. Il leader del Carroccio, infatti, ha tutti i numeri in Patria per mirare alla guida di un prossimo governo. Ma come la recente esperienza gli ha insegnato (compresa quella di membro dell'esecutivo), senza alleanze forti in Europa la strada è in salita, se non impraticabile. Ecco perché, al di là delle smentite, il progetto di aderire al Ppe resta in piedi. A mantenerlo in vita anche una questione geopolitica: puo' l'Italia, terza economia dell'Ue dopo la Brexit, restare fuori dai partiti che governano l'Ue? E' già successo di recente, con il primo governo Conte, e non è andata bene. Tanto che il turn over dei 5 stelle con il Pd (sostenuto dai socialisti europei) ha giovato alle relazioni tra Roma e Bruxelles. Ed è già successo al Regno Unito, con i Tory che hanno creato un gruppo a parte, quello dei conservatori. Gli stessi Tory che hanno poi portato alla Brexit.     
 

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