Attenti ai centri commerciali: possono far male e favorire gli infarti

Una ricerca della City University di Londra indica un aumento della probabilità di soffrire d'ipertensione per chi frequenta quelli con troppi fast-food, centri scommesse ed erogatori di prestiti

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Una rapida visita medica per capire quale clientela di centri commerciali è più soggetta a problemi di pressione alta e cercare correlazioni con le attività o negozi presenti nei grandi bazar del ventunesimo secolo. È un’idea originale quella dei ricercatori della City University di Londra, che hanno condotto una serie di test in sette centri commerciali sparsi per l’Inghilterra. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica BMC Public Health, stabilisce che un centro commerciale può essere definito “nocivo” se presenta fra i negozi al suo interno un fast-food da asporto, un centro scommesse, un centro di abbronzatura o un erogatore di prestiti.

Checkpoint medici installati provvisoriamente nei centri commerciali inglesi hanno riscontrato un possibile legame fra quelli “non sani” e un numero più alto di casi di pressione arteriosa elevata, registrati presso i passanti che si sono sottoposti volontariamente al test. È sempre bene ricordare che l’ipertensione favorisce l'insorgenza di patologie cardiovascolari anche potenzialmente mortali, come l’infarto. 

Il team di ricercatori della City University, per classificare i centri commerciali come “healthy” (salutari) e “unhealthy” (non salutari), si è basato su un precedente rapporto della Royal society for public health (RSPH). In quattro dei centri commerciali selezionati, oltre il 20% dei volontari sottoposti alla misurazione registravano una pressione alta. Si tratta dei grandi magazzini di Coventry, Preston, Northampton e Stoke-on-Trent.  Sono quindi ritenuti più “sani” quelli di Bristol, Cambridge e Nottingham, dove poco più del 10% dei test hanno rilevato un’elevata pressione arteriosa. Shirley Cramer della RSPH sottolinea che la ricerca “illustra come le attività meno sane si concentrino in aree dove la popolazione ha aspettative di vita inferiori alla media”.

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“I centri commerciali meno sani - continua la Cramer - che hanno accolto i checkpoint medici provvisori sono tutti situati nelle aree fra le più socialmente svantaggiate del Regno Unito”. “Svelare e smantellare queste disuguaglianze sanitarie è una priorità di salute pubblica”, conclude la dottoressa.

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