Il Parlamento Ue si piega alla decisione della Corte spagnola: Junqueras non è più deputato

Il leader indipendentista, eletto a Strasburgo, è in carcere per il referendum sulla secessione del 2017. Intanto Puigdemont, ormai parlamentare a tutti gli effetti, riceverà 80mila euro di arretrati

Manifestazione per gli indipendentisti arrestati - foto archivio Ansa EPA/Jose Mendez

Il Parlamento europeo ha deciso di accettare il pronunciamento del Tribunale Supremo spagnolo che ha stabilito di negare la liberazione del leader indipendentista catalano, Oriol Junqueras, che invece secondo la Corte di Giustizia Ue dovrebbe godere dell'immunità in quanto eurodeputato. Il presidente dell'Assemblea comunitaria, David Sassoli, ha comunicato che il mandato da europarlamentare del leader di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), eletto a Strasburgo alle elezioni del maggio scorso, è "terminato" il 3 gennaio 2020. "Secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia risulta che il Parlamento europeo è tenuto a prendere atto senza indugio delle decisioni definitive delle autorità giudiziarie competenti degli Stati Membri", ha spiegato in una nota l'esponente del Pd, secondo cui ora la Spagna deve "notificare rapidamente al Parlamento il nome del nuovo deputato". 

Questa mattina una portavoce della Commissione aveva affermato che "tutti gli Stati membri devono rispettare e attenersi alle regole e alle decisioni prese dalla corte di giustizia" dell'Unione europea, facendo paventare uno scotro istituzionale. Con la decisione di Sassoli si chiude invece la vicenda e Junqueras non potrà accedere al mandato a causa della sua condanna a 13 anni per sedizione, in seguito alla convocazione del referendum sull'indipendenza del 2017.

Insieme a Junqueras sono stati eletti a Strasburgo anche altri due leader della lotta indipendentista catalana, Carles Puigdemont e Antoni Comín, l'ex presidente della Regione e il suo ministro della Salute, che però grazie al fatto di essere scappati in Belgio prima dell'arresto hanno potuto entrare in carica, anche se dopo una battaglia legale. E ora riceveranno il prossimo mese ben 80mila euro in stipendi arretrati visto che l'Assemblea comunitaria gli ha aperto le porte solo il mese scorso. Pur essendo stati eletti alle elezioni di maggio la Spagna gli ha negato l'investitura in quanto avrebbero dovuto andare a Madrid a giurare sulla costituzione per riceverla, ma se lo avessero fatto sarebbero stati arrestati.

Sempre la Corte europea ha però stabilito che la loro elezione era valida e così il presidente dell'Aula, David Sassoli, ha deciso di eliminare il divieto. Ora oltre a ricevere gli arretrati Puigdemont e Comín potranno assumere assistenti, partecipare al lavoro legislativo e naturalmente parlare durante le sessioni di commissione e plenarie.

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